C’è sempre un prezzo da pagare in politica, anche quando il saldo non è previsto nelle scelte elettorali. Per mesi, la narrazione scatenata di Cateno De Luca ha puntato all’autosufficienza: un movimento civico, di protesta, ancorato ai territori e distante dalle litografie dei partiti romani. Eppure, la traiettoria di Sud chiama Nord (ScN)non può sfuggire […]
Foto FB Cateno De Luca
Cateno De Luca prende Roma, ma perde pezzi sul territorio: l’addio del circolo di Pozzallo
C’è sempre un prezzo da pagare in politica, anche quando il saldo non è previsto nelle scelte elettorali. Per mesi, la narrazione scatenata di Cateno De Luca ha puntato all’autosufficienza: un movimento civico, di protesta, ancorato ai territori e distante dalle litografie dei partiti romani. Eppure, la traiettoria di Sud chiama Nord (ScN)non può sfuggire alle dure leggi del sistema elettorale nazionale. L’accordo siglato a Roma con Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni, passato come un’esigenza tecnica per garantire al simbolo la presenza nei collegi senza necessità di raccolta firme, ha rivelato la prima spaccatura sistemica. Eppure la prima cambiale andata in protesto non è arrivata dai palazzi romani, ma dalla periferia militante. Nello specifico, dall’addio del circolo territoriale di Pozzallo, nel Ragusano, alla leadership di De Luca e al progetto di ScN.
Il primo domino che cade: dal circolo ScN al movimento civico
Sono stati i vertici e i soci fondatori della sede di Pozzallo a decidere di scendere dal carro dell’ex sindaco di Messina. Una decisione formale, accompagnata dalla nascita immediata di un nuovo contenitore civico, Liberiamo Pozzallo. Nato proprio con l’intento di raccogliere i cocci di quell’entusiasmo originario, travolto dal repentino cambio di rotta di De Luca. Nelle motivazioni rassegnate dai quadri locali emerge tutta l’amarezza di chi si riscopre pedina di uno scacchiere più ampio. De Luca viene descritto come un leader a corrente alternata: capace di incendiare le piazze contro i partiti di governo, per poi sedersi al tavolo delle intese romane per la propria sopravvivenza parlamentare.
L’algoritmo dell’«inciucio politico» e la resistenza della base
Non tutti gli appartenenti al movimento hanno digerito quello che, parte della base e le opposizioni, definiscono senza mezzi termini «un inciucio politico». Alleato potenziale o effettivo del centrodestra sul piano nazionale, De Luca si è dichiarato all’opposizione del governo di Renato Schifani in Sicilia. Un’operazione trasversale che richiede acrobazie ideologiche che, per molti, mal si conciliano con la trasparenza promessa agli elettori. Se per la dirigenza verticistica l’intesa con la premier rappresenta un’opportunità strategica per raggiungere la soglia del 3 per cento, per la truppa dei circoli è piuttosto il depotenziamento della carica antisistema. Trasformando l’invettiva contro i palazzi in un esercizio di posizionamento personale.
La solitudine del leader tra sondaggi e territorio
Se, da una parte, Cateno De Luca ostenta tranquillità, tra i decimali di crescita nei sondaggi e l’autonomia in terra siciliana, dall’altra il caso Pozzallo presenta comunque un inizio di conto. La rottura con i circoli territoriali rivela che il consenso personale non è un pozzo senza fondo: ogni manovra tattica per garantire poltrone o visibilità a Roma rischia di sfilacciare il tessuto connettivo che ha reso Sud chiama Nord un fenomeno elettorale. Il paradosso di questa stagione politica sta tutto qui: per salire sui treni che contano, la creatura di De Luca ha dovuto barattare il proprio verginismo civico. Col peso ancora da valutare del disincanto dei militanti.