Da un orto sociale a un ostello a prezzi calmierati, passando per opportunità di tirocinio e lavoro, e l’assistenza ai più fragili. Sarà InformaGiovani, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, nata nel 2001 da un gruppo di volontari, a ridare vita alla villa confiscata a Francesco Zummo. Imprenditore edile palermitano, tra i protagonisti […]
Palermo, la villa di Zummo dalla mafia al lavoro per i giovani: tra ostello e orto sociale
Da un orto sociale a un ostello a prezzi calmierati, passando per opportunità di tirocinio e lavoro, e l’assistenza ai più fragili. Sarà InformaGiovani, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, nata nel 2001 da un gruppo di volontari, a ridare vita alla villa confiscata a Francesco Zummo. Imprenditore edile palermitano, tra i protagonisti della speculazione edilizia ribattezzata il sacco di Palermo. L’obiettivo è creare nel capoluogo, nel giro di tre anni, un sistema stabile di servizi socio-educativi, informativi e formativi gratuiti per giovani e famiglie. A partire da chi vive condizioni di fragilità. Generando così una nuova economia sociale e occupazionale.
Lo stato del bene confiscato alla mafia
La villa è un edificio in cemento armato di tre piani, più seminterrato, per circa 463 metri quadrati divisi su 17,5 vani. Costruito con concessione del 1968 e successiva variante, lo stabile è stato dichiarato abitabile e agibile dal 1970. Oggi necessita di ristrutturazione, del tutto a carico dell’associazione. «Le parti esterne e i piani sono in condizioni discrete – riferisce a MeridioNews Pietro Galluccio, presidente dell’associazione InformaGiovani -, e gli interni necessitano di manutenzione ordinaria. Il seminterrato, invece, ha infiltrazioni dal terreno che hanno ammalorato murature e strutture, e gli impianti sono da rifare del tutto». Serviranno poi dei lavori di rifunzionalizzazione, «perché prima era un’abitazione civile e si mettere in sicurezza secondo la normativa di oggi», spiega Galluccio.
Il programma degli interventi necessari
Gli interventi procederanno per tre lotti funzionali. Il primo, su parte del piano rialzato, sarà avviato in estate e vedrà nascere l’area uffici e di accesso pubblico, con rampe e servizi per l’accessibilità delle persone con disabilità motoria. I lotti successivi riguarderanno la realizzazione delle camere con servizi dedicati per l’Ostello sociale e il rifacimento degli impianti. Con un occhio verso l’efficientamento energetico, con un impianto fotovoltaico da 20 kilowatt di picco con accumulo, pompe di calore per il riscaldamento e acqua calda. Previsto anche il recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione del verde e dell’orto sociale. Completeranno l’allestimento le uscite di emergenza e gli arredi funzionali alle attività.
Le opportunità del progetto
«Appena finiremo i lavori, apriremo gli sportelli Europe Direct, Eurodesk e InformaGiovani con attività di formazione, laboratori socio-educativi, sportivi e ambientali – racconta ancora Galluccio -. Come l’orto sociale da duemila metri quadrati e il counselling per giovani e famiglie. Le attività saranno gratuite per i beneficiari, mentre l’ostello sociale, rivolto solo alle associazioni e con tariffe calmierate, sosterrà la continuità economica. E, insieme ai tirocini, genererà lavoro stabile per giovani fragili: 10 tirocini, una cooperativa di servizi e assunzioni a tempo indeterminato».
La via d’uscita dal disagio giovanile a Palermo
Un’iniziativa in una città, Palermo, con uno dei quadri di disagio giovanile più gravi d’Italia. Secondo i dati Istat e Save the Children, nelle aree di disagio urbano il 55 per cento dei giovani fra 15 e 29 anni è Neet – cioè non studia né lavora – contro il 32 per cento della media cittadina. In provincia la disoccupazione è al 29 per cento fra i 15 e 34 anni, oltre il doppio della media nazionale. Un dato che sale al 54 per cento fra le ragazze di 15-24 anni. «Dove il reddito familiare è basso e i percorsi scolastici si interrompono, si innesca un circolo vizioso – spiega il presidente di InformaGiovani –, nel quale tante opportunità restano fuori dall’esperienza dei giovani». Il progetto di riuso della villa confiscata servirà proprio a farli incontrare. «Puntiamo a raggiungere oltre 450 giovani ogni anno e ad accogliere anche famiglie proposte da Caritas e servizi sociali, in raccordo con il Comune di Palermo, proprietario del bene».
L’impero di Francesco Zummo con il sacco di Palermo
Il nome di Francesco Zummo ricorre negli atti dell’antimafia da quasi mezzo secolo e resta legato al riciclaggio internazionale. Fu Giovanni Falcone, negli anni Ottanta, a incrociarlo per primo mentre indagava sulla Pizza Connection, la rete di smercio dell’eroina fra Sicilia e Nord America, riciclandone i proventi. A partire dalla fine degli anni Sessanta, insieme al consuocero Vincenzo Piazza e al defunto socio Francesco Civello, Zummo fu tra i principali responsabili del sacco di Palermo. Un enorme scippo alla città Zummo da cui ha ricavato un impero di oltre 2500 immobili. La Direzione investigativa antimafia lo ha descritto come uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dai tempi dei boss Totò Riina e Bernardo Provenzano per il riciclaggio di denaro nel settore edilizio. Zummo, inoltre, intratteneva rapporti personali ed economici con esponenti di primo piano come Vito Ciancimino. Oltre a custodire proventi del narcotraffico per conto di altri.
La confisca dei beni e i soldi all’estero
Al termine di un iter giudiziario lungo e complesso, il primo dicembre 2020 la Corte d’Appello di Palermo ne ha di sposto la confisca integrale. Il patrimonio, stimato in oltre 150 milioni di euro, comprende aziende, centinaia di conti correnti, appartamenti, ville, terreni e aziende agricole a Palermo e provincia. Oltre a cinque complessi residenziali in provincia di Siena. Negli anni successivi, fino al 2022, altri sequestri hanno raggiunto immobili di pregio. Ma anche polizze assicurative, depositi titoli, quote di fondi e soldi detenuti all’estero, fra Liechtenstein, Svizzera e Albania.