«Il 22 ottobre prossimo non deve essere necessariamente il giorno dello scontro. Può essere evitata l’escalation della protesta se prima arriveranno risposte serie, verificabili e strutturali. La richiesta conclusiva degli armatori rimane estremamente semplice: un peschereccio deve poter uscire in mare senza sapere già, prima ancora di mollare gli ormeggi, che rischia di lavorare in […]
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Federazione armatori siciliani: «Pronti al blocco dello stretto di Messina contro caro gasolio»
«Il 22 ottobre prossimo non deve essere necessariamente il giorno dello scontro. Può essere evitata l’escalation della protesta se prima arriveranno risposte serie, verificabili e strutturali. La richiesta conclusiva degli armatori rimane estremamente semplice: un peschereccio deve poter uscire in mare senza sapere già, prima ancora di mollare gli ormeggi, che rischia di lavorare in perdita». Lo ha detto Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani annunciando che gli armatori siciliani e calabresi, il 22 ottobre prossimo, effettueranno «il blocco dello stretto di Messina contro il caro carburante».
L’annuncio della protesta, che dovrebbe coinvolgere circa 100 pescherecci, è arrivato al termine della riunione tenutasi presso l’Assessorato Trasporti alla presenza dell’Assessore Aricò e ai tecnici del Dipartimento trasporti per esaminare il Decreto Assessoriale relativo al caro carburante. Il Decreto prevede l’erogazione dei contributi in de minimis e quindi la maggior parte degli armatori potrà beneficiare solo del super de minimis pari a 50 mila euro, avendo già esaurito il plafond di 300.000 euro ordinari. Pertanto di questi 15 milioni di euro stanziati dal governo regionale sarà possibile usufruirne in modo limitato. Il Comitato all’unanimità ha deciso che lo stato di agitazione permane in attesa di soluzioni adeguate alternative.
Gli operatori chiedono al governo «un tetto al prezzo del gasolio per la pesca professionale: tra 0,40 e 0,50 euro al litro in condizioni ordinarie e comunque non oltre 0,60-0,70 euro nell’attuale fase di emergenza». «Il gasolio – ha aggiunto Micalizzi – è la nostra materia prima: senza carburante i pescherecci restano in porto e le imprese muoiono. I crediti d’imposta e le misure di sostegno non sono sufficienti ad affrontare l’aumento dei costi». «Se le nostre condizioni minime non potranno essere garantite, la Federazione ritiene inevitabile che la protesta della pesca italiana continui ad allargarsi. Il 22 ottobre intanto – ha infine ribadito Micalizzi- la Sicilia sarà al fianco delle altre marinerie italiane. E dallo Stretto di Messina – ha concluso – gli armatori siciliani e calabresi intendono far arrivare alle istituzioni un messaggio: senza carburante non c’è pesca e senza pesca muore un pezzo dell’economia marittima italiana».