Foto di Cisal Catania

Aeroporto di Catania ai privati, ministro Urso: «Ora anche Palermo e Trapani». Ma i sindacati chiedono trasparenza

Continua a fare discutere il progetto di privatizzazione dell’aeroporto di Catania e Comiso. Che potrebbe estendersi anche agli altri scali dell’Isola. Come ha chiaramente detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, oggi a Catania per cento anni di Confindustria etnea. Urso ha richiamato la possibilità di attrarre fondi privati per le infrastrutture siciliane: «Ci auguriamo vengano presto con la privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso – dice -. E mi auguro, adesso, anche Palermo e Trapani». A garanzia delle operazioni, secondo il ministro, sarebbe il cosiddetto golden power: ossia il potere speciale del governo di disporre precise prescrizioni su operazioni societarie di interesse nazionale. Garanzia che, però, sembra non bastare ai sindacati che, da mesi, si oppongono al piano.

La visione del ministro Urso

«La Sicilia può diventare la piattaforma logistica aeroportuale del Mediterraneo, così da attrarre sempre più turisti e investitori stranieri – continua Urso -. E Catania può davvero diventare la Milano del Sud, perché potrà disporre di un aeroporto internazionale che, con investimenti privati, può giungere a competere con gli aeroporti milanesi». Sottolineando come il progetto riguardi anche Comiso – gestito da Sac, stessa società dello scalo etneo – in una visione che il ministro definisce «strategica».

I sindacati chiedono maggiore trasparenza

Visioni che, però, secondo i sindacati Cisal Catania e Legea Catania non sarebbero accompagnate da «regole trasparenti». Sia sulla governance futura – con l’auspicata fusione preventiva tra Sac e Sac Service – che sulle adeguate garanzie per i lavoratori, fino alla scadenza della concessione aeroportuale. Dubbi e richieste messe nero su bianco in una nota ufficiale, indirizzata ai vertici della società aeroportuale, agli enti soci, alla Regione Siciliana, ai ministeri competenti, all’Enac e all’Anac. Chiedendo un riscontro formale entro 15 giorni. Altrimenti si dicono pronti a portare la questione alle istituzioni competenti, compresa la commissione Insularità al Senato.

Il futuro ruolo degli enti pubblici

Da chiarire, secondo il sindacato, è soprattutto il ruolo della parte pubblica della società dopo la cessione delle quote di maggioranza ai privati. Regole che, al momento, sarebbero conosciute solo da chi viene ammesso alla seconda fase della gara. «Stiamo parlando di una società strategica per l’economia siciliana e di una procedura che coinvolge un’infrastruttura fondamentale per l’intera Isola – commenta Giovanni Lo Schiavo, segretario Cisal Catania – Le regole devono essere rese note prima della fase finale della procedura. Trasparenza e partecipazione non possono essere principi richiamati solo a parole».

La richiesta di fusione

Tra le principali richieste dei sindacati c’è la fusione delle sue società prima della cessione. Per evitare di «creare lavoratori di serie A e di serie B – spiega Giovanni Lo Schiavo, segretario Legea Catania -. Sarebbe una garanzia essenziale per uniformare contratti, inquadramenti e tutele del personale». Che dovrebbero avere, secondo i sindacalisti, una corsia preferenziale per future assunzioni.

Regole certe oltre i 5 anni

Oltre a non ritenere sufficiente la regola di mantenere la partecipazione azionaria privata per almeno cinque anni. «I lavoratori devono avere certezze per tutta la durata della concessione – spiegano -. Chiediamo l’istituzione di un tavolo permanente di confronto tra soci pubblici, futuro socio privato e organizzazioni sindacali, oltre a procedure di consultazione obbligatorie per ogni eventuale riorganizzazione che incida sull’occupazione». «Parliamo di centinaia di famiglie – conclude Barbagallo -, per questo ogni passaggio va affrontato alla luce del sole».


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