Formazione, fiducia in Crocetta

Diventa di moda inventarsi ricette risolutive in Sicilia su tutto, ma quando questa consuetudine tocca il settore della formazione professionale, la cosa insospettisce per definizione. Forse perché il settore è una polveriera pronta ad esplodere. Pur tuttavia in tanti, in troppi, si sono inventati l’inverosimile pur di rosicchiare un pezzo di finanziamento e di potere elettorale. In un Paese di allenatori di calcio, la Sicilia scopre di possedere sopraffine menti in grado di tirare fuori dal cilindro soluzioni adeguate ed immediate. Come quella del professore Salvatore Modica.

Non ce ne voglia il qualificato matematico, docente di economia politica all’Università degli studi di Palermo, ma l’idea di smantellare il settore della formazione professionale proprio non convince. Intanto perché affidare alle scuole i fondi non significa risolvere i problemi. Non ci pare che la scuola italiana – e siciliana nello specifico – si siano distinte per avere sfornato allievi motivati ed adeguatamente preparati. E poi le dichiarazioni forti e ad effetto mirano solamente a catturare un po’ di visibilità e nulla più.

Del resto, la stessa Università non pare si sia distinta per preparare laureati pronti all’inserimento nel mondo del lavoro. Un settore così complesso e strategico per la Sicilia merita, a nostro avviso, un approccio analitico approfondito.

Cominciamo col dire che la formazione professionale in Sicilia la eroga, esplicando una previsione statutaria, la Regione siciliana attraverso soggetti all’uopo autorizzati. Precisiamo inoltre che diverse sono le tipologie di offerta formativa che non riguardano solamente i disoccupati in cerca di occupazione od i ‘cassiintegrati’ obbligati al percorso di riqualificazione. La formazione è destinata anche, in ottemperanza a precise disposizioni di legge, ai giovani in obbligo scolastico. Finalità diversa è poi quella della formazione destinata alle cosiddette fasce deboli della popolazione come disabili o detenuti. Azzerare un sistema che ha garantito, con punte di eccellenza, una buona formazione in oltre trent’anni appare alquanto ingeneroso.

Qualcuno potrebbe essere portato a pensare che dietro certe dichiarazioni possa esserci una precisa volontà di mettere mano ad una fetta di finanziamenti. Ma chiariamo subito che non è solamente la formazione professionale a vivere di finanziamenti pubblici. Che forse il circuito universitario non ha goduto negli ultimi anni di adeguati finanziamenti? O forse qualche baronato si sente soffocato dalla smania di gestire un pezzo di formazione?

Per la verità la storia recente ci ha consegnato un risultato poco edificante. Sono sotto gli occhi di tutti i risultati scarsissimi ottenuti da un altro professore universitario di economia dell’Università di Messina come Mario Centorrino. Nel ruolo di assessore regionale pro tempore alla Formazione professionale ha assunto decisioni che hanno violentato il sistema di regole a governo del settore, con scarsissimi risultati sia in termini di risparmio di spesa che di qualità del servizio offerto.

Lo ripetiamo, senza nulla togliere ai cattedratici, il settore della formazione professionale è molto complesso dal punto di vista operativo. Occorre essere profondamente conoscitori della materia per garantire un corretto funzionamento del sistema. I continui attacchi degli ultimi giorni hanno una matrice unica: il clientelismo politico e la scellerata gestione amministrativa di due tecnici di settore come Centorrino e Ludovico Albert, in atto dirigente generale del dipartimento Istruzione e Formazione professionale.

La stessa posizione assunta da cosiddetti “renziani” sull’argomento può apparire speciosa. Chiedere “l’azzeramento del “pianeta formazione”, in termini di logiche, di pratiche gestionali e di metodi di finanziamento” potrebbe apparire come una contrapposizione tra opposte fazioni interne al Pd, ispirata al confronto aspro sulla corsa alle primarie per la scelta del candidato Premier per le prossime elezioni politiche. Sappiamo tutti che la riforma, o pseudo tale, della formazione professionale in Sicilia è stata voluta dal gruppo degli ex “Margherita”, capeggiati da Francantonio Genovese, confluiti nel Pd attraverso la corrente “Innovazione”, strettamente legata al segretario nazionale, Pierluigi Bersani. La verità è che certi giochi di potere rischiano di schiacciare, tanto per cambiare, gli operatori della formazione professionale, posti al limite della dignità sociale e umana.

Certo, neanche dall’altra parte politica si vive oggi una stagione migliore. Nel Pdl diversi sono i casi limite come quello dell’Ente di formazione Ancol di Messina che è finito sotto i riflettori della magistratura per via del reato di truffa aggravata contestato a Melino Capone, già commissario dell’Ente e politico vicinissimo a Mimmo Nania e Giuseppe Buzzanca.

Nei giorni scorsi proprio la moglie dell’ex sindaco di Messina si è dimessa dalla carica di legale rappresentante dell’Ancol. Cose che accadono ovunque si direbbe, ma non ci si può esimere dal comprendere quanta strada occorre fare per ristabilire la legalità nel sistema formativo regionale. Siamo convinti che il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, non abbia bisogno di suggeritori d’eccellenza per individuare il giusto percorso di riforma del settore.

In questi giorni Crocetta ha dato ampia dimostrazione di autonomia dai partiti della coalizione nelle scelte di governo e questo atteggiamento è di per sé la garanzia per la tenuta del sistema formativo nel quadro di un necessario processo di riorganizzazione.

L’esperienza dell’Avviso 20/2011 è stata fallimentare e la decisione del governatore di silurare Albert risponde, con ogni probabilità, proprio alla necessità di prendere le distanze da una riforma rimasta inattuata per ridefinire, senza condizionamenti ambientali, i contorni di una moderna offerta formativa. Una moralizzazione del settore è divenuta esigenza indifferibile. E Crocetta appare la persona giusta per avviare una fase nuova di pulizia etica.

 

 

 


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Diventa di moda inventarsi ricette risolutive in sicilia su tutto, ma quando questa consuetudine tocca il settore della formazione professionale, la cosa insospettisce per definizione. Forse perché il settore è una polveriera pronta ad esplodere. Pur tuttavia in tanti, in troppi, si sono inventati l’inverosimile pur di rosicchiare un pezzo di finanziamento e di potere elettorale. In un paese di allenatori di calcio, la sicilia scopre di possedere sopraffine menti in grado di tirare fuori dal cilindro soluzioni adeguate ed immediate. Come quella del professore salvatore modica.

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