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Medici senza frontiere sospende salvataggi in mare
«C'è un assalto inaccettabile alla dignità dell'uomo»

Redazione

Cronaca – Dopo l'annuncio di una zona Sar libica estesa cento miglia in cui le ong non sono accette, Msf annuncia di ritirarsi. «Se le navi umanitarie vengono spinte fuori dal Mediterraneo, coloro che non annegheranno saranno intercettati e riportati in Libia, luogo di illegalità, di detenzione arbitraria e di estrema violenza»

Medici senza frontiere sospende le operazioni di soccorso dei migranti in mare. Lo ha annunciato l'organizzazione non governativa dopo la creazione di una zona Sar (search and rescue) di competenza libica (a 97 miglia, quindi ben oltre il limite delle acque territoriali libiche), riconosciuta dalle autorità italiane. «Subito dopo - fa sapere la ong - il Centro di coordinamento dei soccorsi di Roma ha messo in guardia Msf dei rischi sulla sicurezza associati al trattamento annunciato dalla Guardia costiera libica nei confronti delle imbarcazioni umanitarie che operano in acque internazionali».

Msf ha sempre mantenuto la barra dritta rispetto alle crescenti restrizioni imposte dal governo italiano prima, e da quello libico adesso, finanziato dalla stessa Italia e dall'Unione europea. La ong è rimasta tra le pochissime a non firmare il codice di condotta voluto dal Viminale, denunciando come alcune di quelle regole - il personale militare a bordo e l'obbligo di collaborare con le forze dell'ordine - mettano in discussione il principio di indipendenza delle ong umanitarie. Concetto ribadito e sostenuto anche da Emergency

«A seguito di queste ulteriori restrizioni - comunica Msf - e con l'aumento delle detenzioni dei migranti in Libia, Msf ha deciso di sospendere momentaneamente le attività di ricerca e salvataggio sulla sua nave, la Prudence. Il personale medico di supporto continuerà a operare sulla nave Aquarius, di Sos Mediterranee, che è attualmente operativa in acque internazionali». La ong denuncia che le conseguenze delle politiche di Italia e Libia saranno «più morti in mare e più persone intrappolate in Libia».

«Se le navi umanitarie vengono spinte fuori dal Mediterraneo - ha dichiarato Annemarie Loof, direttore operativo di Msf - ci saranno meno navi nella zona per salvare chi rischia di affogare. Coloro che non annegheranno saranno intercettati e riportati in Libia, che sappiamo è un luogo di illegalità, di detenzione arbitraria e di estrema violenza». 

Mentre l'attenzione mediatica è stata spostata sul lavoro delle ong, «gli stati europei e le autorità libiche stanno realizzando congiuntamente un blocco sulla capacità delle persone di cercare una vita sicura. Si tratta di un assalto inaccettabile per la vita e la dignità delle persone. Msf - continua la nota - rifiuta di essere inglobata in un sistema che mira a tutti i costi a impedire alle persone di cercare la propria sicurezza - continua -. Invitiamo le autorità europee e italiane a smettere di mettere in atto strategie di contenimento mortale per detenere le persone in un paese in guerra, senza riguardo alle loro necessità di protezione e assistenza. È una necessità urgente aprire canali sicuri e legali per i rifugiati e gli immigrati al fine di ridurre morti e sofferenze inutili».