Mafia dei pascoli, usare forestali contro le cosche «Le nostre divise messe a disposizione dal 2013»

«Ben vengano l’esercito e i nuclei speciali dei carabinieri, ma il corpo della guardia forestale potrebbe dare un aiuto importante». A esserne convinto è Gaetano Guarino, sindacalista Cgil dell’Azienda foreste demaniali. E il riferimento va alle misure annunciate dal governo nazionale per ostacolare gli interessi della criminalità organizzata nella gestione dei terreni di proprietà dello Stato. Migliaia di ettari di boschi che sarebbero a disposizione di società riconducibili a esponenti delle cosche mafiose, che li utilizzerebbero soprattutto per attirare finanziamenti europei. La cosiddetta «mafia dei pascoli» finita al centro dell’attenzione dei media nazionali, dopo l’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Rimasto illeso in un agguato il 17 maggio, sulla strada che da Cesarò porta a San Fratello. Un assalto da mafia vecchio stampo, concluso senza vittime soltanto grazie alla tempestività della scorta e della polizia che seguiva l’auto blindata.

All’indomani dell’episodio, accanto alla solidarietà giunta da ogni parte per Antoci, ma anche per il sindaco di Troina Fabio Venezia – il primo a denunciare gli affari di Cosa nostra nel demanio -, si è discusso di come potenziare il controllo del territorio dei Nebrodi. Fino alla decisione – annunciata dal ministro degli Interni Angelino Alfano, che ha parlato di «attacco allo Stato» – di inviare sul posto 12 squadre speciali, con il compito di scovare i mafiosi. «Rafforzare la presenza delle forze dell’ordine non può che segnare un passo in avanti nel ripristino della legalità – sottolinea Guarino -. Ma non bisogna dimenticare che già nel 2013 il corpo della guardia forestale aveva suggerito un protocollo d’intesa con il Parco, che non ha mai visto la luce». 

L’accordo richiamato dal sindacalista era stato ideato dal corpo forestale e dal predecessore di Antoci, il commissario straordinario Rosario Vilardo. Prevedeva il coordinamento del personale dell’ente Parco da parte della guardia forestale al fine di «una migliore razionalizzazione della spesa pubblica e di una maggiore e più capillare presenza del personale di vigilanza nel territorio». Per acquisire efficacia, però, avrebbe dovuto essere approvato dall’Ars: un passaggio, quello in aula, che non c’è mai stato, lasciando sulla carta l’auspicata sinergia. «Se mi chiede perché la politica non ha mai trattato l’argomento, le dico già che non saprei darle la risposta», anticipa Guarino.

La mancata discussione del protocollo – unita al silenzio con cui nel 2012 l’allora neogovernatore Rosario Crocetta rispose alla relazione nella quale gli uffici regionali sottolineavano l’esigenza per la Regione di rivedere il sistema delle concessioni, iniziando a indire gare a evidenza pubblica – riporta l’attenzione sul presunto ritardo con cui le istituzioni hanno affrontato il tema. Così come denunciato dal senatore di Sinistra italiana, Francesco Campanella, che ha parlato di «solidarietà di rito» ad Antoci, considerando che le criticità sui Nebrodi erano conosciute da tempo. 

Per il rappresentante della Cgil tra i forestali, tuttavia, bisogna guardare al futuro e a quello che si potrebbe fare a partire da domani. È qui che Guarino lancia una proposta che sembra avere tutti i crismi per riaccendere la polemica tra Crocetta e i forestali: aumentare questi ultimi per combattere la mafia. In una frase, due dei temi più caldi della diatriba che negli scorsi mesi è giunta anche sulle tv nazionali. Ovvero, il presunto soprannumero del personale e la presenza al proprio interno di personaggi con condanne per fatti di mafia. Rilievi che però, secondo Guarino, meritano diversi distinguo. 

«Innanzitutto bisogna fare chiarezza sui numeri. Dire indiscriminatamente che la Regione ha 24mila forestali, senza specificare che la maggior parte di essi fa il bracciante agricolo significa voler confondere le idee – attacca il sindacalista -. I dipendenti sono 1.300, di cui soltanto 700 in divisa». Sulla presenza di figure che la mafia, più di combatterla, l’hanno sostenuta, Guarino specifica che «parliamo sempre degli operai». Nulla a che vedere, quindi, con coloro che potrebbero servire a portare avanti la lotta a Cosa nostra.


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