Un «cappuccino» per una buca

40 mila euro nelle casse del Comune e nulla più. Banca rotta per le casse di Catania ridotta male, malissimo e sfigurata da migliaia di buche, carreggiate groviera, crepature, burroni nel bel mezzo dell’asfalto, voragini impressionanti e pozzanghere profondissime. Questo inverosimile “campo minato” in cui è ridotta la città sembra destinato a rimanere tale chissà per quanto tempo. E’ una realtà, infatti, che, per gli automobilisti ed i centauri vittime di sinistri, causati appunto dalla condizione disastrosa del tessuto stradale, non c’è (e non ci sarà) un euro di risarcimento all’orizzonte. Il Comune non ha una copertura assicurativa per pagare i risarcimenti danni ai cittadini, tanto meno per un’estesa ripavimentazione urbana.

 

La triste condizione delle strade della Catania di oggi si mostra in uno scenario davvero impressionante probabilmente acutizzato dalle recenti e frequenti piogge. E la decadenza non risparmia nessuna zona: dalla Stazione a via di Sangiuliano, dalla Circonvallazione a Barriera, da Picanello a piazza Dante, da Fontanarossa al Lungomare, l’asfalto ha ceduto aprendosi in numerosissime spaccature e crepe. Fino ad oggi gli interventi avviati dal Palazzo degli Elefanti (il servizio chiamato “I tappabuchi”) si sono limitati a toppe di asfalto ovviamente temporanee e pronte a sfaldarsi dopo pochissimo con le venature sulla superficie  che promettono nuovi cedimenti. “Non risolviamo il problema a fondo con i materiali che per ora abbiamo a disposizione – ha detto l’Assessore Salvo Santamaria – ma limitiamo solo i danni. Toppa che viene, toppa che va, insomma.

 

E in settimana il quotidiano La Sicilia sottolineava come la condizione delle strade catanesi possa mettere a rischio anche il percorso del Fercolo durante i festeggiamenti di Sant’Agata il prossimo febbraio. Le strade del Centro interessate, infatti, sono anch’esse martoriate dalle crepe. Santamaria ha stimato in 200.000 euro i finanziamenti minimi per “salvare” la festa, resta da capire dove rintracciare quella cifra.

 

Dunque quale soluzione? Come salvarsi dai burroni che rendono Catania complicatissima da “guidare”? Come ovviare alla gincana che gli automobilisti etnei devono fare per raggiungere il posto di lavoro ogni mattina? Step1 propone l’iniziativa chiamata “Un cappuccino per una buca”: un contributo popolare da girare nelle tasche del Comune e farci restituire delle strade che possano chiamarsi tali. Una sorta di fondo cittadino che vede i quasi 400.000 abitanti della nostra città versare 1 euro (appunto il prezzo di un cappuccino) e contribuire così al raggiungimento di una cifra che si aggiri intorno ai 400.000 euro, dieci volte i 40 mila rimasti nelle saccocce del Comune. Potrebbe essere la soluzione, basta rinunciare “una tantum” alla colazione al bar.

Al via la colletta?

Riccardo Marra

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