Morto Pippo Maccarrone, storico volontario catanese Virgillito: «Era un aiuto concreto per tutti i senza tetto»

«Era un aiuto concreto per tutti i poveri. Ogni giorno riusciva a stare accanto a persone abbandonate da tutti. Adesso abbiamo perso un punto di riferimento, spero continui a guidarci da lassù». Gabriella Virgillito, coordinatrice della redazione di TeleStrada, ricorda con vera commozione Pippo Maccarrone, suo collega e volontario storico che per anni ha assistito i senza tetto di Catania, venuto a mancare stamattina. Settantenne, tra i fondatori dell’Unità di strada della Caritas, Maccarrone ha creato la Ronda dell’amicizia, attiva già negli anni Novanta e ha proseguito il suo impegno fino a ieri con i Fratelli di strada – creata assieme ad altre associazioni – e alla Locanda del samaritano

«Ieri sera alle 21.30, poche ore prima di morire, dal letto d’ospedale ha organizzato la ronda notturna», afferma Virgillito. «Da tempo era malato, ha subito diversi ricoveri – prosegue – Ma ritornava sempre, come se non fosse successo niente, senza farci capire nulla». Una figura fondamentale per il mondo dell’assistenza agli ultimi. «Era il punto di riferimento per tutti, anche personale – racconta la coordinatrice del giornale realizzato da operatori e senza dimora – L’anno scorso gli abbiamo consegnato un premio come miglior volontario. Non c’è foto, non c’è momento passato assieme ai volontari in cui non ci fosse lui. Non si è mai tirato indietro, non ha mai detto no».

«Davanti alla più misera disperazione, sapeva cosa fare». Pippo Maccarrone, negli anni passati accanto ai senza dimora di Catania, «è riuscito a conoscere chiunque. Sapeva dove dormissero, le loro storie, i motivi della caduta in strada di ognuno di loro. E dove non riuscivano psicologi o assistenti sociali, lui sapeva come aiutarli». 

Sono molte le persone che hanno cambiato vita dopo aver conosciuto Maccarrone. «Mi ricordo di Cettina, una signora che viveva alla stazione, al binario 1 – spiega Gabriella Virgillito – Pippo è riuscito a fare un miracolo: l’ha tolta dalla strada. Lei, che non voleva nemmeno farsi una doccia». Oppure Camil, figlio putativo di un clochard morto un anno fa a Vulcania, «che viveva sempre a terra, non riusciva più nemmeno a rialzarsi. Lo ha portato in una comunità di Pedara e lo ha aiutato anche ad abbandonare l’alcol». E poi le decine di senza fissa dimora morti lontani dai parenti ai quali contribuiva a dare una degna sepoltura o l’ultimo saluto da parte dei familiari. «La sua macchina era sempre piena di coperte, vestiti, scatole di cibo. Il suo cuore era sempre aperto». 


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