Minori migranti Mascali, l’ultima comunità aperta I dubbi della prefettura e l’intervento del Comune

In via Mazzaglia 7, nel Comune di Mascali, la vita continua come ogni giorno. La differenza rispetto al solito, però, è che il futuro è incerto: «Ci raccorderemo con la prefettura per sapere cosa dobbiamo fare», spiega il primo cittadino mascalese Luigi Messina. Le cose sono cambiate dopo l’arresto di Giovanni e Mario Pellizzeri, gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta Camaleonte della procura di Catania su un presunto giro di corruzionemaltrattamenti e falso in atto pubblico nel business dei minori stranieri non accompagnati. La cooperativa Esperanza, che fa riferimento ai due uomini, è l’unica a gestire strutture di accoglienza a Mascali. Fino al termine del 2015 erano tre: la Freedom, l’Acacia e la Mazzaglia. Poi era arrivata una nota della prefettura che comunicava la mancata iscrizione all’apposito albo regionale e il sindaco di Mascali si era adeguato: l’ordinanza di chiusura per la comunità Acacia è datata 25 settembre 2015. «Per la comunità Freedom non era necessaria perché all’interno non c’erano ospiti», spiegano dagli uffici mascalesi. Era rimasta solo la Mazzaglia, quindi, nei confronti della quale la prefettura etnea «ha interessato la Regione Sicilia, trattandosi di struttura autorizzata dalla stessa, per eventuali provvedimenti di revoca». Prima degli uffici di Palermo, però, è arrivata la compagnia dei carabinieri di Giarre.

Il percorso della cooperativa Esperanza non era stato semplice neanche negli altri Comuni in cui aveva operato. A Sant’Alfio era stato il sindaco Pippo Nicotra, pure lui su sollecito della prefettura, a intervenire con una sua ordinanza all’inizio del 2016 chiudendo la struttura di via Paoli, per cui la coop aveva ottenuto un’autorizzazione temporanea della durata di sei mesi. Discorso simile a Giarre, dove le comunità erano due: Casa delle fanciulle e Futuria, rispettivamente al pianterreno e al primo piano dello stabile di via De Gasperi. A gestire entrambe era la cooperativa Ambiente e benessere, una delle due – assieme alla Esperanza – coinvolte nell’inchiesta e non presente nell’albo regionale di quelle abilitate all’accoglienza dei minorenni. «Adesso sul nostro territorio c’è una sola comunità che, a quanto mi risulta, non ha niente a che vedere con le vecchie cooperative», afferma l’assessora giarrese alle Politiche sociali Enza Rosano.

A conti fatti, quindi, le conseguenze dell’operazione delle forze dell’ordine si faranno sentire per lo più sul Comune di Mascali, dove il centro di accoglienza è ancora operativo. La struttura di via Mazzaglia, in effetti, è l’unica a essere inserita nell’elenco della Regione Siciliana aggiornato a maggio 2017. Attualmente ospita tra i dieci e i 12 minori, accolti tempo fa e inviati dalle due amministrazioni dei Comuni dove i giovanissimi stranieri possono essere arrivati: «Cioè Catania e Pozzallo, che poi sono i porti degli sbarchi – continuano dall’amministrazione mascalese – Noi ci dovremmo occupare della prima accoglienza, i ragazzi dovrebbero rimanere al massimo tre mesi ma spesso i tempi si dilatano. E adesso che c’è questa storia degli arresti il nostro primo interesse dev’essere quello di dialogare con i loro tutori legali, per scegliere con loro e d’accordo con gli uffici territoriali del Governo quale possa essere la soluzione migliore». Quali siano le possibilità non è chiaro: la più probabile sembra l’eventuale trasferimento dei ragazzi in un’altra comunità alloggio nel Catanese.

«Il nostro lavoro è più complicato di quanto non si possa pensare», dice a MeridioNews Ernesto Pulvirenti, avvocato e, in passato, tutore legale di migranti ospitati dalle cooperative adesso sotto indagine. Era lui il responsabile del ragazzo nigeriano accoltellato a ottobre 2014. «Non ho più sue notizie da quando è diventato maggiorenne quindi non posso darne di aggiornate – spiega – All’epoca, però, venni a sapere di quello che era successo soltanto dopo gli articoli giornalistici. Lui nel frattempo era stato trasferito e nessuno della comunità mi aveva avvisato». Cosa che, invece, sarebbe dovuta avvenire. «I ragazzi dovrebbero chiamarci nel caso in cui avessero dei problemi – prosegue Pulvirenti – Ma nei fatti spesso non avviene e ci limitiamo a compiti squisitamente burocratici». Alle volte, però, qualcuno dei minori racconta qualcosa al proprio tutore. «A me non è capitato, ma in ogni caso il nostro compito è relazionare al tribunale dei Minori. E so che è una cosa che accade», conclude il legale.


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