Mazzette Bellolampo, Orlando e Rap vanno all’attacco «Ecoambiente ci fu imposta dalla Regione senza gara»

Accuse, veleni, sospetti, la vicenda legata all’arresto di Vincenzo Bonanno, coordinatore della discarica di Bellolampo, colto in fragrante mentre intascava una mazzetta da cinquemila euro dall’imprenditore Emanuele Gaetano Caruso, sembra avere sollevato un vero e proprio vespaio. I dettagli che hanno spinto la Dia a controllare il dirigente non sono ancora noti, l’arresto in flagranza rientra nelle more di un’indagine più ampia i cui aspetti restano segreti, ma dal Comune di Palermo e dalla Rap le idee sembrano essere piuttosto chiare. 

Bonanno, al momento sospeso dall’azienda, era una figura apicale dell’organico di Bellolampo e in particolare si occupava della discarica. Da quando la sesta vasca è chiusa e la discarica gestita dalla Rap si è trovata costretta a conferire i rifiuti all’esterno, si occupava del Tmb mobile, quindi anche della movimentazione verso l’impianto di smaltimento finale di rifiuti che venivano trattati a Bellolampo e trasferiti nei siti indicati dalla Regione. Tra questi dal 2019 c’era Ecoambiente Italia Srl, azienda gestita dalla terza arrestata di oggi, Daniela Pisasale, amministratrice unica della società e moglie di Emanuele Caruso. Proprio a causa di Ecoambiente il Comune aveva intrapreso una delle tante battaglie contro il dipartimento regionale dei rifiuti, riuscendo a tagliare fuori l’azienda siracusana da Bellolampo nel maggio del 2019. 

«Ecoambiente è stata scelta dal governo regionale e collocata a Bellolampo perché la Rap e il Comune si sono rifiutati di assegnare loro la gestione del Tmb, in quanto riteniamo che una società privata vada scelta a fronte di una gara pubblica, cosa che in questo caso mancava – dice il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – Abbiamo fatto di tutto per liberarci di questa azienda e nonostante i mille ricatti di mettere in ginocchio città e provincia li abbiamo cacciati. Dopodiché questa società ce la siamo vista riapparire in un’ordinanza dell’allora dirigente generale Salvo Cocina – continua il primo cittadino – che ci diceva che se la Rap avesse avuto bisogno, Ecoambiente era sempre disponibile. Non faccio l’investigatore, ma forse da questa ordinanza potremo leggere quello che è accaduto stamattina».

All’interno di Bellolampo, la società di Pisasale, che adesso opera nella discarica di Alcamo, gestiva il Tmb mobile, questo finché la Rap non ha deciso di installare un suo proprio impianto. «Su atto di indirizzo dell’amministrazione comunale mi sono personalmente fatto carico di dare disponibilità a installare un impianto mobile al posto di quello di Ecoambiente – dice l’amministratore di Rap Giuseppe Norata – L’autorizzazione dunque non è stata rinnovata e il Comune con ordinanza ha assegnato a noi l’area. Quando tuttavia la convenzione con Ecoambiente è scaduta, il 31 maggio 2019, sono accaduti in discarica degli eventi che chiamerei avversi e che in certi momento sembravano cose assurde: un incendio per autocombustione alle 9.30 di sera, gli autocompattatori fermi, il guasto al Tmb. Cose che ho inserito in un esposto presentato in Procura». 

Gli arresti di oggi si vanno ad aggiungere a una serie molto lunga di interventi delle forze dell’ordine con protagonisti dipendenti o persone legate all’azienda che gestisce il ciclo dei rifiuti a Palermo. L’indagine, che fonti giudiziarie descrivono molto più ampia, promette ancora colpi di scena. Intanto il sindaco ha annunciato il commissariamento temporaneo di Bellolampo, la cui direzione è stata affidata a due dirigenti interni alla Rap: Antonio Putrone, ingegnere responsabile dell’area tecnica, e all’avvocata Maria Concetta Codiglione, responsabile degli affari legali dell’Anticorruzione. Da domani, tuttavia, si procederà con la rotazione totale di dipendenti e dirigenti in servizio presso la discarica. «Non resterà un solo dipendente o un dirigente a Bellolampo di quelli che in questo momento ci lavorano – dice Orlando – Una rotazione che avverrà proprio per stima e apprezzamento di chi non è coinvolto».

Cambiamenti che arrivano solo dopo gli arresti della Dia solo perché, a detta del presidente Norata, «potevano essere d’ostacolo alle indagini». «Da qualche mese l’attività di controllo interno di Rap si è fortemente incrementata – aggiunge Roberto Licausi, direttore generale della Rap – È stato istituito un ufficio di controllo di gestione interno che fino a oggi, stranamente, non era mai esistito e posso assicurare che tra le prime fatture che sono state analizzate ci sono quelle di Oikos ed Ecoambiente, che di fatto erano quelle più consistenti. Si stava già attivando un controllo interno sulla base di quella che era la nostra percezione, perché se avessimo avuto delle certezze, al di là dell’esposto, avremmo fatto delle denunce persona per persona». 

«Stamattina non ci siamo meravigliati perché le nostre perplessità, alla luce dei fatti, ci hanno dato ragione – continua Licausi – A me è stato imposto di conferire presso queste discariche. Quando si dice che chiediamo la settima vasca è perché vogliamo evitare che i nostri rifiuti vadano in altri impianti». Altro tema, quello dell’ultima vasca in ordine cronologico a essersi riempita in discarica, che tira nuovamente in ballo la Regione e il dipartimento rifiuti, che ha l’iter per autorizzare la costruzione della vasca numero sette. «Se ritardi l’iter – dice Orlando – ci costringi ad andare dai privati, ma è lo stesso soggetto che ti spinge and andare dai privati che ritarda sulla costruzione della settima vasca. C’è uno stato di calamità istituzionale che l’Anci denuncia dal 2014 e noi, grazie alla struttura pubblica, stiamo mettendo in crisi questo sistema».


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