La Consulta all’ex Governo Monti: la riforma delle Province non si fa con i decreti legge

di Autonomiae

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la riforma delle Province. Una ‘botta al cosiddetto decreto Salva Italia voluto dal Governo Monti.  La Consulta non ha detto che le Province non vanno riordinate: ha detto che il riordino non va fatto con un decreto legge.  

“Il decreto-legge – hanno ribadito i giudici costituzionali sottolineando un principio che si studia al primo anno di Giurisprudenza – è un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”.

Il nostro giornale ha sempre sostenuto che il Governo Monti è stato uno dei peggiori, se non il peggiore Governo della storia della Repubblica italiana. Il pronunciamento della Corte Costituzionale ci conforta, perché sottolinea, anzi, stigmatizza, uno dei tanti strafalcioni compiuti da un esecutivo inutile che ha arrecato all’Italia solo enormi danni, sostanziali e di immagine.

Qualcuno si è interrogato – secondo noi a sproposito – sugli effetti che questo pronunciamento potrebbe avere in Sicilia. Dove l’Ars, con una legge, ha abolito non le Province, ma gli organi elettivi delle Province (presidente, assessori e Consiglio provinciale).

A nostro modesto avviso, il pronunciamento della Consulta non avrà alcun effetto in Sicilia. Semmai, bisognerà aspettare il pronunciamento dei giudici costituzionali sul ricorso annunciato dall’amministrazione provinciale di Catania.

Se, come annunciato dal Governo regionale, l’Ars approverà, entro quest’anno, la legge che regola i liberi Consorzi di Comuni, destinati, secondo quanto prevede l’articolo 15 dello Statuto siciliano,  a sostituire le vecchie Province, la Corte Costituzionale non dovrebbe avere nulla da eccepire. Se ciò non avverrà, avremo dato alla Corte Costituzionale uno strumento in più per intrufolarsi nelle vicende siciliane per ledere più di quanto ha fatto fino ad oggi le prerogative autonomiste. 


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