C’eravamo tanto amianto

Cari eucarioti,

e sì che insegnare, a volte, fa ammalare: ne ho visti di colleghi demotivati, spenti o soltanto, semplicemente, incazzati; ne ho notati di docenti che, con elmetti e fucili immaginari, entrano in aula con occhi spiritati e vane speranze; ne ho certificati di pasti non eccelsi alla mensa scolastica e il mio stomaco ha avuto modo di avvedersene ampiamente.

Ma, diciamolo, sono rischi di cui si fa conto ad inizio carriera.

Però due giorni fa, in serata, ho appreso che nella mia scuola è stata riscontrata la presenza di amianto.

Vi garantisco che l’edificio, nello specifico, non brilla già in quanto ad accoglienza e colore.

Tanto per informarvi: l’anno scorso un alunno ha spinto un suo compagno contro la parete e, puffete!, la parete s’è aperta come fecero le acque con Mosè.

C’è da riflettere, no?

A volte, facendo lezione (il buco è ancora lì a testimoniare l’eterna vivacità fanciullesca), la mia voce si sovrapponeva a quella di un altro collega e, nel migliore dei casi, si assisteva ad una lezione in compresenza involontaria: storia e scienze o geografia e musica ben shakerate e pronte al consumo.amianto

Nel peggiore dei casi, invece, si aveva una sgradevolissima cacofonia pedagogica e vocale che portava i ragazzi a una forma di ipnosi cognitiva.

Quando si va in bagno, da noi, molteplici e avveniristiche sono le tele dei ragni locali, che sono l’unica forma realmente nuova di edilizia scolastica.

Il tetto, talvolta, lascia cadere dolcemente un pannello come a voler carezzare la testa di allievi ed insegnanti; per accudimento e coccola.

Però è tutto affetto in più e fa bene all’anima.

Ma, quando ho deciso di fare questa professione, non avrei mai pensato che l’amianto rientrasse nei miei ridottissimi privilegi.

Altri materiali sì, ci mancherebbe: il gesso, la carta, il legno (elementi che puntualmente, invece, spuntano soltanto grazie alla tasca caritatevole di alcuni genitori), ma l’amianto proprio no.

Non credevo rientrasse nel pacchetto come l’inutile inserto del quotidiano di turno.

Eppure mi ero accorto di tecnici che, a maggio, cioè a fine anno scolastico, confabulavano, allarmati, tra loro.

Mi ero avvicinato e avevo chiesto il perché della loro palese preoccupazione e mi avevano detto che probabilmente v’era presenza del simpatico elemento: celebre al mondo per aver portato parecchia gente all’altro mondo.

Certo, è vero, moriamo tutti di qualcosa: chi per il cuore che non pompa più, chi per un’ostruzione che il sangue non riesce ad oltrepassare, chi perché il cervello inizia a trasformarsi in corteccia inerte ed inutile, chi per amore, chi per una pallottola.

Lo so: si muore tutti di qualcosa.

Ma che una scuola piena di adolescenti possa dare una mano così evidente alla triste mietitrice non riesco a digerirlo; come non riesco a digerire che in una precedente ispezione del 2011 di amianto, nel nostro istituto, non s’era trovata traccia: chissà che indagini meticolose erano state effettuate!11822718_10207545507422279_3087458246537807880_n

Sono arrabbiato, molto arrabbiato, e qualcuno dovrà rispondere di quanto avvenuto.

Se devo morire, voglio farlo nel sonno, e non intubato in una qualche tristissima sala d’ospedale. E se dovessi finire così voglio che il ministero dell’Istruzione mi mandi almeno infermiere di prima scelta con décolleté vertiginosi.

Almeno che sia una dolce dipartita; del resto lo merito.

C’eravamo tanto amati, io e la scuola: nemmeno tanto tempo fa.

Ma l’amore è eterno finché dura.

O eternit?

 

 

 

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