Bagheria, la gloria del tempo che fu

di Mariadonata Fricano 

Che il 2012 sia stato un anno duro e faticoso su tanti fronti, dalla riforma pensionistica ai balzelli comunali, dall’informazione troppo spesso cruda e agghiacciante alla gestione dei budget familiari attenta e oculata è oramai storia nota. Che però l’atmosfera natalizia, le luminarie, le decorazioni cittadine e un minimo di magia fossero ancora meritevoli di attenzione, se non altro per ricordarci di non arrenderci, beh, è vero anche questo.

Ci è capitato di leggere diversi programmi natalizi delle maggiori città italiane, da Torino dove si prevedeva un calendario di oltre un mese dedicato ad arte, musica, teatro, danza e spettacolo, ad Agrigento che attendeva addirittura l’arrivo di Babbo Natale.

Palermo, ad esempio, fresca di rinnovato Consiglio comunale, è passata da “Palermo on ice” a “Natale in museo” attraversando i settori di letteratura, cinema, musica e mostre. (villa Cattolica a Bagheria: foto tratta da sicilia.lafragola.kataweb.it)

Nemmeno i territori di provincia hanno voluto farsi mancare nulla e così, da Santa Croce Camerina a Bronte, passando per Acireale, Castelvetrano, Cinisi, e Scicli si sono organizzati (e continueranno ad esserlo ancora per qualche giorno) momenti culturali di animazione e ambientazione, che con le sagre gastronomiche, le esposizioni artistiche e le degustazioni, senza dimenticare i vivacissimi adattamenti storici dei presepi viventi, hanno consentito a grandi e piccini di vivere, per alcuni giorni, un po’ di quella magia che dovrebbe accompagnare il mese di dicembre.

Interi Comuni, o parti di essi (si pensi a Termini Imerese o a Novara di Sicilia, ad esempio) in questo periodo prendono nuova vita divenendo perfetti scenari di una leggenda che ancora moziona e rassicura: la natività di Gesù. (a destra, Natale a palermo: foto tratta da hercole.it)

Tuttavia, non tutti i Comuni in Sicilia sembrano virtuosi e spiace scoprire che territori d’arte, cultura e tradizioni ignorino la magia del Natale, non fosse altro che per meri interessi economici e turistici. Un Comune, in particolare, negli ultimi anni divenuto famoso ora per infamia, ora per lode, ha trascurato, quest’anno (o forse ormai da lungo tempo) di sfruttare appieno il proprio patrimonio culturale in favore di logiche economiche disastrate da troppe pratiche clientelari. Di Bagheria, ormai, si è cercato di farne di tutto: dall’omonimo libro di Dacia Maraini, che ne tratteggia i contorni di una cittadina, un tempo vanto di lustro e gloria e ora abbruttita da speculazione edilizia e corruzione politica, al recente film (Baarìa, 2009) del noto regista Giuseppe Tornatore che ne offre uno spaccato di vita vissuta (peccato, però, per la necessaria ricostruzione in Tunisia dei set di ambientazione: perdita di introiti economici turistici e di maestranze).

Senza dimenticare di passare per le bene e tristemente note vicende di Bernardo Provenzano e dell’imprenditore Michele Aiello che, loro malgrado, hanno reso Bagheria – e i suoi sotterranei – più noti dei vicoli parigini attraversati dai crociati alla difesa del Santo Graal ne “Il codice Da Vinci”.

Il Sindaco, Vincenzo Lo Meo, raggiunto telefonicamente, ha confermato che le poche iniziative organizzate quest’anno sono state la soluzione a costo zero adottata a causa di un bilancio comunale assolutamente dissestato e con l’ausilio di associazioni private che si sono dichiarate disponibili. Ciò nondimeno, un interrogativo sorge naturale: lo sfruttamento del patrimonio culturale bagherese non dovrebbe bastare all’innesco di un circuito virtuoso di turismo dal quale attingere per i re-investimenti culturali del futuro? Perché delle quindici ville barocche molte versano in stato di abbandono e noncuranza? Quali le cause ma, soprattutto, quali le cure? Affidamento ai privati? Implementazione delle infrastrutture di collegamento fra il centro storico e le zone costiere, maggiore meta di turisti?

Ci auguriamo che il 2013 possa essere di ispirazione per un rilancio economico costruito partendo dal basso e capace, negli anni avvenire, di far rinascere i centri che, come Bagheria, hanno perso il proprio lustro dei tempi passati.


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