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Saja, la food forest dove vince la collaborazione

Tra le campagne di Paternò, dall'idea visionaria e innovativa del suo fondatore Salvatore Giaccone, nasce Saja Food Forest. Un laboratorio permanente di sperimentazione, in cui vengono effettuati corsi di permacultura, orticultura e cura di spazi verdi

Maria Enza Giannetto

«Un gruppo di persone, unite dall'amicizia e da un’'ideale lontano dalla frenesia della città, che tentano di produrre e promuovere un'alternativa possibile al vivere caotico e inattento del nostro tempo». Queste parole campeggiano in alto nel sito di Saja project. E chi ha l'opportunità di incontrare davvero queste persone che, nelle campagne di Paternò, hanno dato vita a Saja food forest non può che confermare che ci siano riusciti.

Laboratorio permanente di sperimentazione - decrescita, autoconsumo, ricerca di modelli di vita naturali, agricoltura, autocostruzione, educazione, nuove forme di cooperazione e convivenza – Saja è oggi (a dieci anni dalla sua fondazione) una realtà in continua ricerca e formazione, attraverso corsi di permacultura, orticultura, educazione, cura di spazi verdi. Ed è una realtà che ormai fa scuola in tutta Italia in fatto di permacultura, woofing, cooperazione e, appunto, food forest. Anima di questo luogo, tra il Simeto e l'Etna, è Salvatore Giaccone che, dopo varie esperienze giovanili come mediatore culturale, ha trasferito nella cura del suolo, nella permacultura - oggi fa parte dell’Accademia nazionale di Permacultura - e nell'ospitalità la sua visione di integrazione e cooperazione tra esseri viventi.

«Da giovanissimo - racconta Giaccone - ho fatto varie esperienze nell’ambito dell’integrazioni, ma in un momento di ripensamenti sulla mia vocazione, mi sono appassionato alla permacultura e sono stato catturato dalla sua visione olistica. Poi, quando ho avuto la possibilità di investire una piccola somma, ho scelto questo aranceto sulle sponde del Simeto per impiantare la mia foresta edibile e naturale».

Coltivazione sostenibile e sinergica, la food forest di Saja quindi è un modello agricolo nonché filosofia di vita, di cooperazione e di accoglienza ispirato proprio alla natura e alla "collaborazione" del bosco.

Nel progetto Saja, in 10 anni, sono confluite varie storie di vita intrecciate come in un grande giardino-laboratorio permanente di sperimentazione. Oggi, tra gli alberi, le piante, lo stagno e la casa dove vengono ospitati i volontari del sistema woofing (Woof è l’associazione che mette in contatto i volontari con una rete di 700 realtà agricole naturali disseminate in tutto il paese) si coltiva in modo naturale, autoproducendo il proprio cibo e vendendo attraverso i gruppi di acquisto solidale frutta, verdura e ortaggi coltivati in modo naturale.

Con questi presupposti e tenendo fede a questi ideali, il progetto di Saja continua a crescere, tra persone che vi vivono stabilmente e persone che vengono da altre parti d'Italia e dal mondo per aiutare. «Noi - continua Giaccone - cerchiamo autonomia e autosufficienza e la possibilità di riappropriarci della capacità di auto produrre, produrre e costruire ciò di cui abbiamo bisogno. La nostra idea è quella di un'agricoltura autonoma, che richiede il minimo impegno dell'uomo come in un sistema bosco in cui tutto e tutti cooperano per l’esistenza. Per questo stiamo cercando di promuovere collaborazione e reti tra associazioni, coltivatori e consumatori che sostengono l’agricoltura naturale».

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