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Ragusa, rubano rame arrampicati sui pali della luce
Cinque misure di custodia per i ladri dell'oro rosso

Recidevano i cavi elettrici per poi vendere il ricavato a Palermo. Sono scattati quattro arresti, un obbligo di dimora e il sequestro di mille chilogrammi di metallo, il cui furto ha provocato circa 400mila euro di danni a Enel 

Redazione

Più di mille chilogrammi di rame sequestrati per 400mila euro di danni a Enel. Quattro ordinanze di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere e un obbligo di dimora. Sono gli esiti dell'operazione denominata Copper thieves, letteralmente ladri di rame, eseguita nei confronti di quattro uomini originari della Romania (per uno di loro è stato previsto l'obbligo di dimora) e di un palermitano che avrebbe ricoperto il ruolo di ricettatore, indagati per una serie di furti aggravati e ricettazione di conduttori di rame ai danni di Enel distribuzione spa. Le esecuzioni hanno interessato i territori di Caltanissetta, Agrigento e Palermo in relazione ai luoghi di residenza dei destinatari delle misure. L’attività è scaturita dall’attuazione di una direttiva d’indagine impartita dalla Procura della Repubblica di Ragusa in relazione ad alcuni furti di conduttori in rame perpetrati nell’agro di Comiso nel corso del 2020

Furti, questi ultimi, che rappresentano solo la punta dell’iceberg del crescente fenomeno predatorio di conduttori di rame che ha interessato la provincia di Ragusa e in particolare le zone periferiche dei comuni di Vittoria, Comiso, Acate e Chiaramonte Gulfi. L’azione criminale ha determinato un ingente danno economico alla società di distribuzione - quantificato in circa quattrocentomila euro -, tra materiale e costi di ripristino e diversi disagi dovuti all’interruzione di fornitura di energia elettrica alle utenze, tra privati cittadini e aziende. 

L'attività investigativa è stata svolta attraverso appostamenti notturni nelle estese campagne della provincia iblea. Il gruppo di ladri - che sarebbe stato solito raggiungere Ragusa nelle ore notturne per procedere con i furti -, partiva dalla cittadina di Riesi, in provincia di Caltanissetta, a bordo di una sola autovettura, talvolta, presa a noleggio. Giunti in prossimità del luogo preventivamente individuato, due dei tre soggetti scendevano dall’autovettura per poi procedere appiedati, mentre l’autista rientrava da solo nella città di Riesi. I due rimanevano tra le campagne fino alle prime luci dell’alba quando l’autista ritornava a prenderli nello stesso posto in cui erano stati precedentemente lasciati. I due impegnati nella recisione dei cavi elettrici si arrampicavano ai pali dell’elettricità tramite appositi strumenti denominati ramponi e provvedevano alla raccolta dei cavi formando matasse di circa 60 chilogrammi ciascuna, che poi nascondevano tra gli anfratti negli stessi luoghi di consumazione dei furti e, infine, rientravano a Riesi senza nulla al seguito. 

Non veniva trascurato alcun dettaglio che potesse generare sospetti a loro carico in occasione di eventuali controlli su strada, prevedendo persino il cambio degli indumenti sporchi di terra e fango che, in alcune circostanze, sono stati rinvenuti sui luoghi del furto. Dopo aver accumulato notevoli quantità di cavi, gli indagati si organizzavano per il recupero “dell’oro rosso” che trasportavano nella città di Palermo, dove veniva periodicamente conferito al ricettatore palermitano. In particolare, partivano dalla città di Riesi in orario serale con più veicoli, tra cui un monovolume con targa bulgara, per raggiungere nuovamente le campagne ragusane dove precedentemente era stato nascosto il materiale trafugato. Nel corso dell’indagine sono stati recuperati e sottoposti a sequestro circa mille chilogrammi di rame, trovati nella disponibilità degli stessi indagati. Le misure sono state emesse dal gip lo scorso 4 novembre ed eseguite dagli uomini della squadra mobile di Ragusa e del commissariato di Comiso. I quattro destinatari delle misure sono stati trasferiti al Pagliarelli di Palermo e alle case circondariali di Caltanissetta e Agrigento. Il quinto soggetto è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora.

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