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Yolo, una nuova generazione che osa

You only live once, ovvero si vive una volta sola. Tutto è partito dal New York Times e ci insegna come non sia mai troppo tardi per cambiare rotta. La nuova leva di 30enni e 40enni che mollano tutto per creare qualcosa di proprio

Noemi Privitera

Si chiama YOLO economy ed è il nuovo trend che dà motore all’imprenditoria mondiale. La generazione che l’ha creato è la YOLO generation, cioè gli under 30, per alcuni anche under 40. Tutto è partito dal New York Times, quando tale Kevin Roose, probabilmente mentre ascoltava Drake in radio, ha coniato l’espressione YOLO - You only live once, ossia si vive una volta sola - per identificare un certo tipo di comportamento. Il termine, infatti, viene impiegato per descrivere l’atteggiamento dei giovani di tutto il mondo di mollare ogni cosa – lavoro, certezze, stabilità – per creare qualcosa di proprio, per diventare capi di se stessi, nonostante il rischio, nonostante i dubbi.

Con la pandemia, il fenomeno, già diffuso da qualche anno grazie all’ausilio dei social, ha preso piede con maggiore frequenza e sempre più rapidamente. Ed ecco che molti hanno deciso di osare, quando non avevano più nulla da perdere, creando il proprio brand o la propria pagina di servizi, lasciando il posto fisso o alle dipendenze, nella speranza di guadagnare molto di più di uno stipendio mediocre e di valorizzare le proprie capacità e le competenze. Altri, invece, hanno solo alimentato i loro sogni con un po’ di coraggio. Ebbene, se per questi ultimi impiegare l’espressione YOLO può avere senso, per i primi forse no. Infatti, non sempre chi ha agito in questo modo l’ha fatto perché ha capito all’improvviso che occorre cogliere l’attimo fuggente, che la stabilità di un impiego fisso non è tutto nella vita, eccetera eccetera. Alcuni lo hanno fatto per necessità o addirittura per disperazione

Questo perché, insieme alla vita, si sono allungati anche i tempi per trovare un impiego soddisfacente dopo la laurea. Quasi in tutti i settori, ormai, essere laureati non basta più. Non solo i tempi per ottenere il titolo sono abbastanza lunghi, spesso per motivi legati al sistema universitario, specie quello italiano, ma anche quelli per l’abilitazione post lauream. Un laureato in Psicologia, per esempio, per diventare psicoterapeuta, oltre agli anni di triennale e ai due di specialistica, deve svolgere un periodo di tirocinio post lauream e una scuola di quattro anni che conferisce il titolo aggiuntivo. Un laureato in Giurisprudenza, invece, oltre ai consueti cinque anni di magistrale, deve praticare la professione forense per diciotto mesi, spesso a titolo gratuito, salvo poi partecipare all’esame di abilitazione. Oppure, frequenta un tirocinio, sempre di 18 mesi, per avere accesso ai concorsi più importanti. E non è nemmeno detto che li passi, visto che i posti disponibili sono in media 300 per 15.000 candidati.

Insomma, YOLO è senz’altro un punto di vista romantico, ma non occorre banalizzare la situazione di disagio in cui spesso si trova chi sceglie di mollare tutto e ricominciare da zero. A volte, reinventarsi è la conseguenza di molta frustrazione o del bisogno di indipendenza economica che il sistema non garantisce. Certo, c’è anche chi lo fa per una rinnovata filosofia di vita che impone di seguire il proprio cuore e le proprie attitudini, invece che il denaro e la monotonia della certezza. Tuttavia, meglio non trasformare ogni cosa in una serie ti per adolescenti. YOLO, da una produzione Netflix. 

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