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La Corte dei conti a gamba tesa sul bilancio 2019
Armao: «Non hanno impugnato atto della Regione»

Si parla di una discrepanza di circa cinque milioni di euro sulle cifre dei crediti di dubbia esigibilità inserite nel rendiconto. Ma a preoccupare palazzo d'Orleans c'è anche il dubbio sulla costituzionalità della legge sulla sanità regionale

Gabriele Ruggieri

«Non hanno impugnato un atto della Regione, ma una decisione della Corte deiconti. I destinatari non siamo noi, dunque». L'assessore regionale al Bilancio Gaetano Armao non appare per nulla preoccupato del pronunciamento della Corte dei conti a sezioni riunite, il secondo grado di giudizio per la magistratura contabile, in merito alla parifica del rendiconto generale della Regione Siciliana per il 2019. Per i magistrati romani, infatti, andrebbe rimodulata la cifra dei crediti di dubbia esigibilità, che sul documento votato all'Assemblea regionale era di poco meno di 39 milioni di euro, mentre sarebbe stato accertato che l'ammontare supera di poco il 43 milioni e mezzo

«L’atto impugnato non è sul rendiconto - prosegue Armao, contattato da MeridioNews - ma sulla decisione che riguarda rendiconto, la parifica. È un giudizio di secondo grado che si svolge su una decisione della Corte. Quello di chi sostiene il contrario è un errore fazioso». Tra questi c'è il deputato pentastellato Luigi Sunseri, tra i primi a segnalare le possibili ripercussioni sui lavori d'Aula del verdetto romano. «Certo che il pronunciamento riguarda la Regione - replica Sunseri - Chi deve modificare il bilancio, la corte dei Conti? Si tratta di un giudizio in grado superiore che ha modificato la pronuncia di un grado inferiore, ma la modifica del rendiconto è chiaro che debba farla la Regione e che vada votata a sala d'Ercole. Adesso il rendiconto va modificato subito».

Una procedura che finirà col rallentare ulteriormente i lavori di un'Aula che dalla fine dell'estate ha già prodotto pochissimo. Ma a preoccupare è anche un altro punto del pronunciamento del secondo grado di giudizio: «Con separata ordinanza - si legge nel giudizio - solleva questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6 della legge della Regione Siciliana 17 marzo 2016, n. 3 e conseguentemente sospende il giudizio quanto agli effetti sul saldo determinato dai capitoli di spesa interessati dalla legge». In parole povere la Corte pone il dubbio sulla costituzionalità della legge regionale sulla sanità, che a oggi consente di pagare uno dei diversi mutui accesi dalla Regione con fondi nazionali in arrivo direttamente dal ministero.

«Il percorso che riguarda i rilievi che vengono fatti alla legge regionale sulla sanità seguirà un iter diverso - spiega ancora Sunseri -. Sarà la Corte costituzionale a decidere se accogliere o meno la segnalazione di quella dei Conti. Qualora questo dovesse accadere, la Regione sarà costretta a coprire con fondi regionali le somme ricevute dalla sanità nazionale, circa 130 milioni di euro all'anno dal 2019 o al 2016 in base alla decisione della Corte».

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