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Trapani, polemica su opera infiorata contro l'aborto
Pd critica sindaco: «Legittima dibattito oscurantista»

Esposta nell'ambito della manifestazione dedicata a san Domenico, ha fatto scalpore la scelta del Comune di divulgarla sulla pagina istituzionale. Critiche anche dal circolo cittadino dell'Udi. La replica del primo cittadino: «No alla censura»

Pamela Giacomarro

L’immagine sta facendo il giro dei social, suscitando ilarità ma anche indignazione. È polemica su una delle installazioni dell'infiorata di san Domenico a Trapani, che cavalca le posizioni anti-aborto. Una foto della composizione floreale, accompagnata dal motto «Maria sciogli il nodo sull’aborto» e affiancata a una serie di composizioni che inquadrano ciascun nodo nella condizione cattolica del peccato, è stata rilanciata sulla pagina istituzionale del Comune. Il gesto ha suscitato le proteste del circolo Franca Rame dell’Udi Trapani e del presidente dell’assemblea provinciale del Partito Democratico Valentina Villabuona

«La legge 194, frutto della lotta delle donne e straordinaria esperienza di difesa della vita e del diritto di ciascuna a decidere della propria sessualità e a scegliere in modo autonomo e consapevole di diventare madre - dice la presidente del circolo Udi Trapani, Valentina Colli -, è un baluardo costantemente da presidiare. Le vergognose campagne dei movimenti pro-vita sono tutti ostacoli concreti che trasformano un diritto riconosciuto sulla carta in un percorso a ostacoli sulla pelle delle donne stesse. L’amministrazione comunale di Trapani - prosegue Colli - sostiene quella che è una posizione anti-abortista, legittima della Chiesa Cattolica, ma illegittima da parte di una istituzione che deve rispettare il principio di laicità dello Stato». 

L'infiorata - organizzata dall'associazione Tradumari&venti e quest'anno dedicata al tema Maria che scioglie i nodi per guardare al post pandemia - è una manifestazione patrocinata dal Comune. «Riteniamo che non potesse non essere al corrente del contenuto dei quadri. Patrocinare economicamente o meno, significa che l’Amministrazione sostiene e condivide quel tema», attacca Colli. Lesta è arrivata la risposta del sindaco Giacomo Tranchida. «L'infiorata - spiega il primo cittadino - è un omaggio alla città, anche per questo abbiamo voluto rendere pubblica l'opera sui social del comune, e insieme richiamare la comunità cittadina alla riflessione su temi attuali e assolutamente laici (dalla violenza sulle donne all'impegno antimafia o per la tutela dell ambiente). Vi è anche una particolare inclinazione spirituale e religiosa su alcuni temi che può non trovare d'accordo tutti - prosegue il primo cittadino - ma l’opera va comunque letta nel suo insieme e con il debito di rispetto democratico delle idee e sensibilità di tutti. L'approccio laico del Comune, più in generale anche nella concessione di suolo pubblico per manifestazioni le più diverse e disparate, non può significare valutazioni discrezionali o di censura, bensì di rispetto per tutti». 

Una risposta che non convince neanche i compagni di partito del sindaco. A ribattere al primo cittadino è Valentina Villabuona. «Prima che al sindaco di Trapani - scrive la presidente dell'assemblea provinciale dem - mi consentirai di rivolgermi al compagno di partito, a un democratico, che sa bene quanto in questi ultimi anni gli attacchi alle donne e non solo rispetto alla 194 siano aumentati. Nulla da dire sul patrocinio, tuttavia sarebbe bastata una foto della scalinata che non evidenziasse in modo così brutale un quadro che ben rappresenta la cultura cattolica, ma che certamente non è la cultura di tutte e tutti i trapanesi». Villabuona prosegue rivolgendosi a Tranchida: «Trapani è madre, dici tu, ma anche donna, e le donne non sempre vogliono essere madri, non sempre possono essere madri e non sempre decidono di tenere un figlio e se non lo fanno non si devono sentite giudicate dal loro sindaco, a prescindere se scelgano di abortire o di lasciare il bambino in una culletta termica. Seppur capisco la buona volontà - conclude Villabuona - in un momento in cui si introducono i registri dei bambini mai nati, si equiparano le donne che abortiscono al medico di Auschwitz e si usa troppo spesso un linguaggio sessista, una scelta come la tua, soprattutto nella qualità di sindaco democratico, legittima un dibattito oscurantista e medievale sulle donne, che purtroppo è in atto nel nostro paese».

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