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Morte Vaccarino, il questore vieta i funerali pubblici
Tra l'ombra mafiosa e il rapporto con i servizi segreti

L'ex sindaco di Castelvetrano è una delle figure più controverse che ha attraversato la storia siciliana tra fine Novecento e l'inizio del nuovo secolo. Dai pizzini scambiati con Messina Denaro ai processi, fino alle voci che lo volevano uomo d'onore

Redazione

Vietati i funerali per Antonio Vaccarino. L'ex sindaco e consigliere democristiano di Castelvetrano è morto nei giorni scorsi all'età di 76 anni, in seguito a un intervento cardiaco successivo al contagio da Covid. La decisione è stata presa dal questore di Trapani Salvatore La Rosa, per evitare esaltazioni del fenomeno mafioso. La figura di Vaccarino ha attraversato decenni di storia siciliana, con coinvolgimenti ancora oggi poco chiari. 

Il politico Dc nel corso degli anni è stato accostato a Cosa nostra e alla massoneria oltre ad avere collaborato con il Sisde. Di quest'ultima vicenda si venne a conoscenza in seguito alla cattura del boss Bernardo Provenzano e al ritrovamento di alcuni pizzini scambiati tra il capomafia corleonese e Matteo Messina Denaro, boss compaesano di Vaccarino. Proprio Messina Denaro, che in quei carteggi si firmava Alessio, aveva citato in più di un'occasione tale Vac, come soggetto fidato. Il sospetto che quella sigla rinviasse al politico castelvetranese era legato al fatto che la moglie di Vaccarino fosse cugina di un nipote di Provenzano. Successivamente arrivò la conferma: dalle intercettazioni, a cui fu sottoposto a partire dal 2006, emerse la collaborazione di Vaccarino con i servizi segreti. Rapporto, a detta dello stesso ex sindaco, sarebbe stato alla base dei contatti epistolari con Messina Denaro. 

L'accostamento alla mafia, tuttavia, non portò mai a condanne definitive: nel '95 fu condannato in primo grado a 18 anni in un'inchiesta sugli affari di Cosa nostra nella droga. In appello, però, cadde l'accusa di associazione mafiosa, mentre venne confermata quella in materia di traffico di stupefacenti con una riduzione della pena a sei anni. Più di recente Vaccarino, che fino al momento di contrarre il Covid si trovava in carcere, è stato condannato nell'ambito di un processo su una fuga di notizie coperte dal segreto investigativo riguardanti soggetti legati a Cosa nostra e resa possibile, secondo gli inquirenti, dal contributo di un esponente dei carabinieri e di un altro appartenente alla Dia.

La figura di Vaccarino, che nei rapporti del Sisde veniva indicato con lo pseudonimo Svetonio, non ha mai convinto investigatori e inquirenti. Di lui ha parlato abbondantemente i Vincenzo Calcara, il collaboratore di giustizia, sulla cui attendibilità i dubbi non sono mai mancati e secondo il quale Vaccarino sarebbe stato uomo d'onore della famiglia di Castelvetrano. Nell'ambito dell'indagine, poi archiviata, sui carteggi con Messina Denaro i magistrati hanno affermato: «Nel comportamento di Vaccarino sono indubbiamente ravvisabili talune zone d'ombra e altrettanto indubbiamente talune dichiarazioni rese in sede di interrogatorio appaiono reticenti e fuorvianti su punti non secondari, mentre - per altro verso - risulta difficile spiegare il suo personale successo  nei rapporti con i capo di Cosa Nostra e con un pericoloso ed astuto latitante come Messina Denaro».

«Mio padre è morto schiacciato da coloro che mal sopportavano la sua battaglia per la verità e la giustizia, valori che ha tenuto sempre alti come vessilli a costo della vita - ha scritto il figlio di Vaccarino su Facebook, dopo la notizia del divieto di celebrare funerali pubblici -. Non ha mai rinunciato a gridare verità scomode la cui autenticità è depositata presso uffici giudiziari, procure e tribunali che spero possano presto fare luce su tutto».

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