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Messina, i voti del clan per le Comunali pagati diecimila euro
Le cosche controllavano la sicurezza nei locali della movida

Le mani delle cosche guidate da Giovanni Lo Duca, Salvatore Sparacio e Giovanni De Luca arrivavano dovunque. Una donna si rivolse al primo per riottenere il figlio sequestrato da un pregiudicato. Nell'inchiesta contatti con Malta in materia di scommesse

Redazione

Ventuno persone in carcere, dieci ai domiciliari e per due l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono le misure disposte dal gip di Messina nell'inchiesta che oggi ha inferto un duro colpo - comprensivo di sequestro per due ditte operanti nel settore delle scommesse e della ristorazione ai clan guidati dai Giovanni Lo Duca, Giovanni De Luca e Salvatore Sparacio, attivi in particolare nei rioni Provinciale e Maregrosso

Dalle indagini è emerso come Lo Duca - tornato in libertà dopo 13 anni di carcere, diversi dei quali trascorsi in regime di 41 bis - avesse da sempre ripreso le redini della cosca, adottando misure violente per risolvere le controversie e affermare la propria egemonia nel territorio. A fare da base logistica per il clan era il bar Pino, gestito dalla sorella Anna. Nell'esercizio commerciale venivano raccolte anche scommesse sfruttando dei siti esteri non autorizzati in Italia. L'autorità di Lo Duca sarebbe stata tale da spingere una donna a rivolgersi a lui per riavere il figlio minore che era stato sequestrato da un pregiudicato del posto dopo avere ricevuto offese su Facebook. In carcere sono finiti anche Vincenzo Gangemi e Francesco Puleo, ritenuti uomini di fiducia del boss. Misur acautleare anche per la già citata Anna Lo Duca e Maria Puleo

Agli atti delle indagini sono finiti anche episodi di violenza come quello ai danni di uomo picchiato con un tirapugni e minacciato con la pistola, davanti alla moglie e al figlio per uno sgarbo fatto al boss. Il clan di Lo Duca era attivo anche nel traffico di sostanze stupefacenti: le forniture arrivavano dalla Calabria, con la collaborazione degli uomini di Giovanni De Luca, esponente mafioso di Maregrosso. L'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti è stata contestata, oltre che a Lo Duca e De Luca, è stata contestata a Francesco Puleo, Ernesto Paone, Giuseppe Marra, Mahamed Naji, Emanuele Laganà, Tyron De Francesco, Vincenzo Gangemi, Domenico Romano, Giuseppe Surace e Mario Orlando

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Sotto la lente degli investigatori anche i movimenti di Salvatore Sparacio. Il 45enne è nipote di Luigi Sparacio, boss divenuto collaboratore di giustizia. Tra Sparacio e Lo Duca ci sarebbero stati diversi contatti sfruttando la sala giochi gestita dall'associazione Biliardi Sud, ufficialmente intestata a Letterio Cuscinà e Mario Alibrandi. Lo Duca avrebbe avuto a disposizione anche un'altra sala biliardi in un pieno centro e un pub. I due locali erano formalmente intestati al 37enne Antonio Scavuzzo e al 40enne Carlo Cafarella. A collegare il gruppo criminale alla Biliardi Sud è stata anche la fermata davanti alla sala giochi del corteo funebre di Rosario Sparacio, fratello dell'ex boss pentito Luigi. 

Sparacio è accusato anche di avere gestito un business di scommesse sportive illecite, promosso grazie ai contatti con dirigenti maltesi di diverse società del settore. A lui avrebbe fatto riferimento anche il gruppo Santapaola. Sparacio avrebbe anche avuto un coinvolgimento nelle elezioni comunali, raccattando voti per Natalino Summa, 51enne oggi finito ai domiciliari: la guardia di finanza ha registrato una promessa di diecimila euro fatta da Summa al capoclan per favorire la propria elezione. A fare da tramite tra i due sarebbe stato Francesco Sollima, 52 anni. Summa, grazie al contributo di Sparacio, riuscì a ottenere 350 voti nei quartieri gestiti dai clan.

Dalle parti di Maregrosso, invece, la mafia controllava la sicurezza nei locali della movida. I vigilantes imposti dai clan avevano di fatto estromesso qualsiasi forma di concorrenza nel settore per quanto riguardava i controlli in lidi, discoteche e pub. Giovanni De Luca, punto di riferimento sul territorio, è stato arrestato a fine novembre a casa della 27enne Elena Micalizzi: la polizia lo trovò nascosto in un intercapedine ricavata nel muro in cartongesso nel soggiorno. Accusati di fare parte del gruppo diretto dall'uomo sono Domenico Mazzitello, Kevin Schepis, Giuseppe Esposito. Il primo si sarebbe reso responsabile della riscossione del pizzo, il secondo e il terzo sarebbero stati autori di pestaggi. Coinvolti nelle indagini sono stati anche Gabriella De Luca, 23enne sorella del capoclan, Serena Ieni, Antonino Soffli

I nomi degli arrestati
In carcere
Lo Duca Giovanni
Balsamo Emmanuele
Ciampi Ugo
De Francesco Tyron
Gangemi Vincenzo
Lo Duca Anna
Puleo Francesco
Pulero Maria
Tortorella Giovanni
Romano Domenico
Paone Ernesto
Marra Giuseppe
Naji Mahammed
Laganà Emanuele
Orlando Mario
Surace Giuseppe
Sparacio Salvatore
Alibrandi Mario
Cafarella Carlo
Cuscinà Letterio
Scavuzzo Antonio
Summa Antonino
Summa Natalino
Sollima Francesco
De Luca Giovanni
Mazzitello Domenico
Esposito Giuseppe
Schepis Kevin

Ai domiciliari
De Luca Gabriella
Ieni Serena
Soffli Antonino

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria
Vinci Gaetano
Cariolo Antonina

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