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Dune distrutte, iniziato il processo a Pietro Franza
Tre anni fa il sequestro del resort Sikania a Butera

Alla sbarra c'è anche il 70enne toscano Nardo Filippetti. Il caso era scoppiato a gennaio di tre anni fa, quando all'ingresso della struttura turistica si presentò la guardia di finanza per porre i sigilli. Nel mirino i danni ambientali arrecati al sito protetto

Simone Olivelli

Poco più di tre anni dopo il sequestro del resort in riva al mare, è iniziato a Gela il processo a Pietro Franza e Nardo Filippetti, i due imprenditori che nelle vesti di legali rappresentanti delle società Falconara ed Eden sono ritenuti i responsabili dei danni alla costa a Butera, in provincia di Caltanissetta. Il caso era esploso a gennaio del 2018, quando i militari della guardia di finanza si sono presentati nella struttura turistica per apporre i sigilli su disposizione del gip del tribunale. Nel corso della prima udienza, il giudice ha accolto la costituzione di parte civile del Wwf Sicilia, che ha seguito la vicenda sin dal principio. 

«Per noi è una prima importante vittoria perché riconosce l'impegno profuso in tema di tutela e conservazione della biodiversità - dichiara a MeridioNews il presidente di Wwf Sicilia Centrale Ennio Bonfanti - Adesso, seguiremo ogni udienza e daremo il contributo per accertare la verità su ciò che è accaduto». La storia del Sikania Resort nasce a metà anni Duemila quando la società Falconara ottiene una concessione edilizia per la costruzione della struttura turistica. Il progetto ricade in una zona sottoposta vincoli che ne condizionano lo sfruttamento a fini imprenditoriali soltanto a patto che vengano rispettate determinate prescrizioni. Ciò non sarebbe accaduto e la lista delle violazioni in mano al sostituto procuratore Ubaldo Leo è molto lunga. E questo avrebbe comportato un deterioramento significativo «del suolo, dell'ecosistema, della biodiversità, della fauna e della flora» della zona antistante il villaggio. 

Nel mirino, in particolare, sono finiti gli interventi effettuati sulle dune naturali presenti sulla spiaggia, che sarebbero state abusivamente spianate. «L'accesso alla spiaggia per consentirne la fruizione - si legge tra le disposizioni date alla società dalla Regione - deve essere limitato e dovrà avvenire realizzando una passerella in legno, amovibile, sospesa a non meno di 15 centimetri dal piano di campagna, di larghezza non superiore a 150 centimetri, che non tagli perpendicolarmente il cordone dunale, evitando l'esposizione di questo al processo di erosione sia eolico che da calpestio». Per l'accusa, le responsabilità a carico degli imprenditori sono state chiare dal primo momento. «La vegetazione è stata completamente distrutta e i consulenti hanno ammesso che serviranno quindici anni per ripristinare quell’ecosistema», aveva dichiarato il magistrato titolare dell'inchiesta, subito dopo il sequestro della struttura.

Alla sbarra a Gela ci sono due volti noti dell'imprenditoria. Il nome di Pietro Franza è legato a doppio filo ai collegamenti via traghetto sullo Stretto di Messina e la Tourist Ferry Boat detiene il 24 per cento delle quote di Falconara. La famiglia messinese è anche nella Framon Hotels, che possiede il 26 per cento della società costruttrice del Sikania Resort. Il restante 50, invece, è della Guimar srl, società la cui titolarità è quasi tutta in mano a Nardo Filippetti, 70enne originario di Pesaro, in Toscana. «In caso di condanna, chiederemo il pieno risarcimento dei danni patiti dall'associazione», ha annunciato Salvatore Patrì, l'avvocato che segue il Wwf nel processo. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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