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Covid-19, il contagio a due velocità tra Palermo e Catania
Cacopardo: «Si paga l'anarchia nei confronti delle regole»

Il boom di nuovi casi nella città etnea va in controtendenza rispetto a un dato regionale che lascia ben sperare. Mentre nel capoluogo di regione si affronta la pandemia con «prudente ottimismo», all'ombra del vulcano si paga «l'indole di una città vivace e più cinica»

Gabriele Ruggieri

Foto di: Samir Kharrat

Foto di: Samir Kharrat

Ieri 551 nuovi positivi, giovedì addirittura 663, oltre la metà del numero totale dei contagi in Sicilia. Sono la provincia e la città di Catania al momento le zone più colpite dal Covid-19 nell'intera regione. Una diffusione dei contagi che in Sicilia appare dunque a due velocità: mentre i numeri complessivi continuano, seppur lentamente a scendere, nel capoluogo etneo la tendenza è decisamente invertita. E la colpa, stando agli esperti interpellati da MeridioNews, non è da ricercare nello scoppio di qualche nuovo focolaio, ma nella condotta della popolazione.

«A Catania non ci sono clusters - dice a MeridioNews Bruno Cacopardo, membro del comitato tecnico scientifico regionale ed esperto di malattie infettive e tropicali - C'è una diffusione del virus, che si infiltra tra la popolazione, ed è legata ai comportamenti». Secondo Cacopardo le ragioni alla base di questo cortocircuito comportamentale vanno ricercate nell'indole della città. «Catania è una città vivace, tendenzialmente anarchica quando si tratta di regole. È più cinica, più sardonica di Palermo - continua - Poi, Catania ha un movimento aeroportuale importante, una movida che è sì ridotta, ma non sappiamo se sia andata avanti all'interno delle case private e un'università molto grande, che non ha chiuso per l'emergenza sanitaria».

«Ieri mattina ho visto che si stavano svolgendo le elezioni universitarie e mi sono stupito. Su una sessantina di ragazzi solo undici avevano la mascherina. I giovani si sentono immortali, ma purtroppo non è così. Ieri ci è arrivato in ospedale un ragazzo di 24 anni con una gravissima insufficienza respiratoria e probabilmente dovrà essere intubato». Cacopardo comunque ricorda che quelle che leggiamo sui numeri sono le proiezioni di quanto già avvenuto. «Gli ammalati di oggi esprimono la malattia a distanza di 15 o 20 giorni dall'infezione. Noi stiamo guardando a un evento clinico che è già avvenuto».

Se a Catania la situazione è preoccupante, a Palermo si registra una curva che, dopo il boom di qualche settimana fa, pare indirizzata verso una graduale diminuzione dei nuovi casi. «La situazione nel Palermitano è abbastanza tranquilla - spiega al nostro giornale Renato Costa, commissario per l'emergenza Covid a Palermo - Il trend è in calo e gli ospedali al momento non sono sotto pressione, i ricoverati nelle terapie intensive si riducono ogni giorno. Adesso ci stiamo occupando del territorio, non solo attraverso gli screening, ma cercando di prenderci cura dei quarantenati e di liberarli laddove è possibile». Parole distese, ma non troppo, quelle del commissario, che comunque invita a essere cauti. «Il mio è un prudente ottimismo - conclude - Prudente perché tutto dipende ancora da noi. Bisogna saperci comportare, altrimenti rischiamo un'altra ondata».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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