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Beni culturali, lavoratori socialmente utili in agitazione
Ultimatum alla Regione: «Tra una settimana le proteste»

Più di trecento prestatori di attività socialmente utili in tanti musei e siti culturali siciliani percepiscono da vent'anni uno stipendio di circa 600 euro al mese. Cgil: «Sfruttati e sottopagati da più di vent'anni», dicono a MeridioNews

Gabriele Patti

Foto di: Cristina Gottardi

Foto di: Cristina Gottardi

Oltre trecento lavoratori di musei, siti archeologici, biblioteche e soprintendenze pretendono che la Regione Sicilia li ascolti. «Di fronte al permanere della sordità del governo regionale siamo costretti a dichiarare lo stato di agitazione dei lavoratori socialmente utili e, in assenza di riscontro, attiveremo eclatanti forme di lotta». Il sindacato funzione pubblica Cgil Sicilia è sul piede di guerra e mette in guardia l’assessore alla Famiglia e alle politiche sociali Antonio Scavone, e quello ai Beni culturali Alberto Samonà. A nulla sono servite le richieste di tavoli di confronto per discutere delle sorti di lavoratori «sempre più stanchi di essere mortificati e penalizzati», è la posizione di Cgil. 

«Siamo in attesa di un provvedimento di stabilizzazione da circa vent'anni», spiega a MeridioNews il segretario generale Fp Cgil Gaetano Agliozzo. In particolare si tratta di 317 lavoratori socialmente utili che prima prestavano servizio nelle cooperative e adesso, «dopo averli tirati fuori - sottolinea Agliozzo - sono alla diretta dipendenza dei Beni culturali». Tra i motivi che hanno spinto i lavoratori ad abbandonare le società cooperative ci sono le scarse condizioni economiche «con l'aggravante - precisa il segretario Cgil - che erano soci e quindi dovevano contribuire alla corresponsione della propria quota». Ma, nonostante il cambio di rotta, la situazione non è migliorata perché «sebbene i prestatori di attività socialmente utili siano diventati necessari al funzionamento dei beni culturali - afferma Gagliozzo - questo importante bacino professionale continua a essere sottopagato e utilizzato solo per tenere aperti i vari siti». 

Per questo il sindacato chiede un incontro urgente alla Regione per emanare un provvedimento che permetta la stabilizzazione dei lavoratori, la predisposizione di maggiori tutele e l'incremento del monte ore per ottenere un conseguente aumento di stipendio. «Non è più tollerabile questa discriminazione - spiegano i sindacati in una nota -  tenuto conto che ci sono tutti gli strumenti affinché si arrivi a una condizione di rispetto della piena dignità lavorativa». Ma le richieste non finiscono qui. 

Per ridare dignità ai lavoratori, a dire del sindacato, sarebbe fondamentale che «l'amministrazione regionale si faccia carico delle rispettive polizze per l’assicurazione da responsabilità civile verso terzi, oltre a prevedere la possibilità di smart working anche per gli Asu e, qualora dovesse decidersi per la chiusura totale dei siti, evitare che si ripetano gli errori del passato». Dopo la sentenza della Corte costituzionale, che ha stabilito la correttezza di una legge regionale che dava il via libera al transito dei lavoratori ai beni culturali e la loro utilizzazione diretta, per il sindacato «occorre procedere ad assumere alcune decisioni che abbiano come obiettivo la loro definitiva stabilizzazione», lamenta Gagliozzo. 

«È arrivato il tempo di rendere uniformi, in tutto il territorio regionale, i diritti e i doveri degli Asu - pretende la Cgil -, non è possibile verificare differenti interpretazioni sulle norme contrattuali fondamentali come malattia, ferie e lavoro domenicale». Nel frattempo, qualora le richieste di lavoratori e sindacato continuino a rimanere in ascoltate, il sindacato è pronto a puntare i piedi. A lanciare un ultimatum sulle pagine del nostro giornale è proprio il segretario generale Agliozzo: «Se entro una settimana non riceveremo notizie da palazzo d'Orleans siamo pronti a scendere in strada davanti le sedi degli assessorati competenti per ottenere ciò che è giusto». 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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