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Giovani migranti in scena su bus carico di giochi
L'integrazione passa attraverso il teatro itinerante

Dall’arrivo allo Sprar di Mazzarino a uno spettacolo per bambini da proporre nelle scuole, a bordo di un autobus pieno di giochi ricevuti in dono. È il progetto di integrazione per i migranti minorenni arrivati da un anno al centro di accoglienza

Antonia Maria Arrabito

Quale bambino non sognerebbe di ricevere un autobus vintage carico di giochi? Sogno diventato realtà per gli adolescenti dello Sprar di Mazzarino, grazie alla donazione pervenuta dalla Germania alla associazione I Girasoli, che lo gestisce. E che ha realizzato uno spettacolo da portare nelle scuole dell’Agrigentino, in collaborazione con le associazioni culturali catanesi Clatù e Gammazita. Obiettivo: rafforzare il percorso di integrazione dei minorenni. «È stato come conoscerli una seconda volta, con una nuova luce», racconta emozionata a Meridionews l’educatrice Mara Marotta.

Giocare per integrarsi. Questo l’esperimento in atto a Mazzarino per favorire l’interazione tra i 15 migranti minorenni accolti dallo Sprar ed altri bambini. «Quando lo abbiamo portato in giro la prima volta - prosegue l’operatrice - almeno un centinaio di bambini della zona sono stati attratti dal ludobus e non volevano che andassimo più via». Ricevuto in dono da alcuni ragazzi tedeschi conosciuti in un campo a Lampedusa, il ludobus si rivela un atto di generosità peculiare, capace di distrarre i ragazzi dalle storie di violenza e di lutto da cui provengono. 

«La maggior parte di loro sono sbarcati con un gommone o comunque sono scappati dalla guerra. Arrivati da circa un annetto, giungono da paesi diversi: Nigeria, Bangladesh, Mali, Costa d’Avorio. Adesso studiano, lavorano e cercano di ottenere i documenti per rimanere in Italia attraverso la richiesta di asilo. Abbiamo riflettuto un po’ prima di capire come riuscire a valorizzarlo - continua - poi è arrivata l’idea dello spettacolo», realizzato con gli operatori circensi di Clatù e Gammazita, i quali li aiuteranno a perfezionarsi ancora, prima di intraprendere un vero e proprio tour. Tanto che i giovanissimi avrebbero già scelto il nome della loro compagnia: Star Life. 

«L’autobus era pieno di giochi semplici -  sottolinea Maria Elena Rubbino, presidente di Clatù - come bottoni, palline, bastoni, corde e cerchi in legno. Non disponendo di una attrezzatura circense vera e propria, abbiamo lavorato soprattutto sull’aspetto coreografico attraverso un progetto pilota di sei giorni, a Mazzarino. Durante i primi tre giorni, siamo riusciti a coinvolgere tutti i ragazzi, riadattando al circo il salto alla corda o giocando ad imitare i movimenti degli altri. Il messaggio era imparare a stare insieme nello spazio attraverso il gioco ed un oggetto». 

Nonostante l’entusiasmo, però, il numero dei partecipanti ha dovuto ridursi, perché non tutti erano già in possesso dei documenti necessari per spostarsi da Mazzarino a Lampedusa. «Pur venendo dal metodo circense – prosegue l’istruttrice – abbiamo usato altre tecniche partendo dal gioco teatrale. Ad esempio: chi stava dentro un cerchio ballava, mentre gli altri lo copiavano; oppure si cercava di tenere al centro della mano dei bastoni contemporaneamente, tentando di mantenere l’equilibrio interno tutti insieme». Performances semplici «ma in grado di creare un forte effetto scenografico. Certo, si tratta di un processo embrionale, ma questi ragazzi hanno tantissima personalità e riescono a valorizzare i giochi e a coinvolgere gli altri bambini. Tanto che a Lampedusa, finito lo spettacolo, i piccoli spettatori hanno interagito con loro e hanno voluto imitarli a tutti i costi».

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