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Gela, i propositi vendicativi di Moscato e Cassarà
«A Catania è possibile reperire una pistola pulita»

Il dipendente pubblico e il privato sono i protagonisti dell'inchiesta sulla rivendita dell'acqua pubblica attraverso le autobotti. Nelle intercettazioni i timori di essere stati scoperti e il desiderio di rifarsi su chi aveva spifferato l'esistenza degli affari illeciti

Simone Olivelli

«Gli mangerei il cuore, piano piano». Detto in dialetto stretto e con il fastidio di chi realizza di essere stato molto probabilmente scoperto, per colpa di qualcuno che ha parlato, scombinando i lucrosi piani portati avanti fino a quel momento. A pronunciare la frase è il 42enne Gaetano Cassarà, l'imprenditore arrestato nei giorni scorsi a Gela con l'accusa di avere rivenduto l'acqua comunale ai privati, grazie alla complicità di Rosario Moscato, 52enne dipendente comunale, finito con Cassarà ai domiciliari.

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