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Gela capitale dell'abusivismo, mille edifici da abbattere
L'assessore: «Molti potrebbero essere di pubblica utilità»

I numeri degli immobili non in regola emergono dal protocollo d'intesa firmato tra Prefettura e Comune. Intere aree della città - figlie dell'espansione degli anni '70 e '80 - sono da valutare. Per procedere manca un regolamento, ma una bozza rimane nei cassetti

Jerry Italia

Un migliaio di immobili, alcuni già riconosciuti con sentenze passate in giudicato e altri invece non più sanabili. Tutti potenzialmente destinati a finire sotto procedura di demolizione

Il triste primato delle strutture abusive tocca ancora una volta a Gela, che si conferma tra le capitali dell’abusivismo edilizio, almeno se si considera il rapporto tra numero di abitanti e percentuale di strutture realizzate senza regolari autorizzazioni. È quanto emerso da un incontro in Prefettura a Caltanissetta, durante il quale sono stati analizzati i dati riguardanti il fenomeno dell’abusivismo edilizio nel territorio della provincia nissena per stipulare un protocollo d’intesa per la demolizione degli immobili irregolari tra la Procura Generale ed alcuni Comuni della provincia (Caltanissetta, Butera, Gela, Mazzarino, Niscemi), e che vede coinvolti anche i Procuratori distrettuali per ripristinare la legalità. 

Ancora una volta è la cittadina gelese ad evidenziare le maggiori criticità, anche se il fenomeno è presente in quasi tutti i comuni del libero consorzio. Numeri elevati per una città che negli anni '70 divenne di fatto la capitale dell’abusivismo dell’Isola. È proprio in quel periodo infatti, in pieno boom economico, che in gran parte della periferia Nord della Città esplose il mattone selvaggio che portò ad un’espansione incontrollata di cui ancora la città porta i segni. 

Stessa situazione che si può ancora riscontrare anche nella frazione balneare di Manfria dove, a partire dagli anni '80, cominciarono a proliferare villette prive di autorizzazioni, in pieno demanio marittimo, anche a poche decine di metri dalla spiaggia. In Prefettura adesso vengono fuori i numeri, sconfortanti per certi versi. Un migliaio gli immobili potrebbero essere sottoposti a demolizione, un numero già molto elevato, ma che comunque potrebbe crescere ulteriormente. 

Un primo sommario conteggio l’hanno fatto i tecnici del Comune, rispondendo alle richieste che da mesi ormai arrivano sia dai magistrati della procura che dai funzionari della prefettura di Caltanissetta. Numeri confermati per sommi capi anche dal neo assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica Ivan Liardi, presente in Prefettura assieme al sindaco Lucio Greco: «Gli immobili già individuati sono circa un migliaio – conferma – adesso però bisogna capire come possiamo intervenire. Molti di questi edifici infatti potrebbero essere dichiarati di pubblica utilità, ma per ciascuno di loro vanno valutate le condizioni». 

L’assessore Liardi fa riferimento a quanto disposto dal Testo Unico per l’edilizia che prevede che il
Comune possa, con apposita delibera del consiglio, dichiarare l’opera abusiva di prevalente
interesse pubblico
, ma a patto che non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico. Se così non è, l’immobile non può più essere demolito. È il
caso, ad esempio, in cui il Comune, per evitare la demolizione di un palazzo, decida di spostarvi, al
suo interno, qualche ufficio, così impedendone l’integrale demolizione. Attraverso l’utilizzazione pubblica, quindi, si consente alla pubblica amministrazione di salvare un immobile abusivo che,
altrimenti, il privato sarebbe costretto a demolire.

In città, negli ultimi anni di demolizioni ce ne sono state davvero pochissime, tranne qualche intervento sporadico avviato dalle precedenti amministrazioni. Il più delle volte in Comune si sono riscontrate notevoli difficoltà nel reperire i fondi, ma anche nell’individuare imprese disponibili a effettuare i lavori di abbattimento degli edifici non in regola. Il problema rimane l’assenza di un regolamento generale che possa dettare regole precise. L’unico punto fermo al momento è che se non ci sarà la dichiarazione di pubblica utilità, non potranno esserci soluzioni alternative alla demolizione. 

Una bozza di regolamento in realtà esisterebbe, dimenticato nei cassetti del settore Urbanistica, come conferma Francesco Salinitro, ex assessore all’Urbanistica della giunta Messinese, sfiduciata lo scorso settembre: «Nella scorsa sindacatura portammo all’attenzione dei componenti della commissione urbanistica un regolamento che facesse chiarezza sull’eventuale dichiarazione di pubblica utilità degli immobili, soprattutto di quelli dove continuano a vivere intere famiglie – conferma l’ex assessore – purtroppo però non si arrivò a un’intesa e i lavori in aula procedettero con molte difficoltà, rendendo quel regolamento lettera morta. Oggi Procura e prefettura, però, attendono segnali concreti – conclude Salinitro – e quindi non posso che consigliare all’amministrazione Greco di riprendere in mano quella bozza e riproporla in consiglio comunale». 

L’approvazione del regolamento supererebbe una enorme omissione: la mancata demolizione di centinaia di edifici (almeno gli scheletri non abitati) per i quali la magistratura ha emesso ordinanza di demolizione, con sentenza passata in giudicato. Se non lo fa il proprietario ci dovrebbe pensare l'amministrazione comunale, che però non ha soldi. In sostanza il cane che si morde la coda. 

L’ultimo vero grande intervento anti abusivi in città risale al lontano 2012, quando l’allora procuratrice Lucia Lotti avviò l’operazione Repulisti nei quartieri della periferia nord della città e nel rione San Giacomo. In soli due giorni vennero apposti i sigilli a tre nuove costruzioni senza licenza e a otto sopraelevazioni di fabbricati già sottoposti a sequestro. Ma anche allora non si procedette alla demolizione per la carenza di fondi disponibili da parte del Comune. Un problema atavico che da tempo gli amministratori hanno sottoposto ai governi regionale e nazionale e che è arrivato fino ad oggi senza ottenere risposta.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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