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Il miracolo dell'azienda ittica distrutta dal maltempo
«Per non chiudere, i lavoratori rinunciano a 250 euro»

Dopo i danni per le mareggiate, lo stabilimento Acqua Azzurra di Pachino ha rischiato di chiudere i battenti. Ma grazie al sacrificio dei dipendenti (e nei giorni scorsi al contributo della Regione) i licenziamenti si sono traformati in ristrutturazione aziendale

Marta Silvestre

Ristrutturazione aziendale. La storica azienda di itticoltura Acqua Azzurra di Pachino, distrutta dal maltempo che lo scorso febbraio ha devastato il Sud-Est della Sicilia, non chiuderà. Ma, anche grazie al sacrificio dei lavoratori, continuerà a operare.

Le forti mareggiate dello scorso inverno hanno distrutto le 36 gabbie in mare, solo tre erano rimaste integre e sette recuperabili in parte: oltre un milione e 500mila tonnellate di pesce (spigole e orate) perso per un danno economico pari a 18 milioni di euro

«La procedura di licenziamento collettivo per i 98 dipendenti, che era già stata avviata, è stata modificata in ristrutturazione aziendale - spiega a MeridioNews Domenico Bellinvia della Flai Cgil - Così siamo riusciti a tutelare i 53 posti a tempo indeterminato, anche se i lavoratori hanno dovuto accettare l'abbassamento di un grado della qualifica e la rinuncia ai superminimi». Due condizioni che, in busta paga, si traducono con una diminuzione di stipendio che «può arrivare anche fino a un massimo di 250 euro al mese», precisa il sindacalista. 

I dipendenti hanno accettato queste condizioni per due anni assicurandosi però la garanzia della continuità lavorativa. Qualche garanzia è stata ottenuta anche per i lavoratori con contratti a tempo determinato. «Come era anche prima, verranno chiamati nei momenti in cui la produzione raggiungerà livelli più alti», continua Bellinvia. Quello che poteva essere un dramma economico e sociale per tutta la zona orientale dell'isola si è concluso bene. «I primi quindici che erano già stati licenziati sono stati reintegrati - aggiunge il sindacalista - Gli unici a rimanere a casa sono stati i lavoratori che non hanno accettato le condizioni a cui siamo arrivati». 

Una prima speranza che aveva fatto intravedere un futuro per l'azienda ittica, il cui stabilimento di produzione si trova in contrada Vulpiglia a Pachino lungo la strada che collega Marzamemi a Portopalo di Capopassero, era arrivata già lo scorso marzo a conclusione di un'audizione nelle commissioni Attività produttive e Lavoro all'Ars. La Regione aveva dato disponibilità di un aiuto concreto all'azienda, ma si sarebbe dovuto aspettare l'approvazione del collegato alla Finanziaria dove il settore dell'acquacoltura è stato indicato tra quelli con diritto a contributi e finanziamenti in casi di emergenza come questo. 

E, in effetti, al netto del forte ritardo con cui il collegato è stato approvato dall'Ars (solo pochi giorni fa) così è stato. «È stato approvato l'emendamento che dà un milione e mezzo di euro a tutto il settore - dichiara Bellavia - Ad Acqua Azzurra dovrebbe toccare circa un milione, risorse fondamentali per rimettersi in piedi. Inoltre si sta prevedendo anche l'intervento dell'Ircac (l'Istituto regionale per il credito alla cooperazione, ndr) per un consistente prestito». Del resto, sulle cifre necessarie per rimettere in sesto la produzione, l'azienda non ha mai fatto mistero: servono dagli otto ai dieci milioni di euro.

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