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Truffa codice a sei cifre su Whatsapp, vittime pure in Sicilia
Ecco come funziona e una guida per non cadere nel tranello

«Ciao. Ti ho inviato un codice per sbaglio. Me lo rimandi?». Lo stratagemma dei truffatori passi per un messaggio che arriva da un contatto che l'utente ha in rubrica. A lanciare l'allarme e fare le linee guida per difendersi è l'associazione Consumerismo No profit

Redazione

Foto di: Rachit Tank

Foto di: Rachit Tank

«Ciao. Ti ho inviato un codice per sbaglio. Me lo rimandi?». La truffa del codice a sei cifre su Whatsapp passa dalla richiesta di una cortesia che arriva da un contatto che si ha in rubrica. Un raggiro che sta mietendo migliaia di vittime digitali anche in Sicilia

I truffatori installano l'app di messaggistica su un loro cellulare utilizzando il numero della persona da truffare a cui hanno avuto accesso tramite la rubrica di un utente già caduto nel tranello. L'applicazione genera un codice che manda al cellulare su cui è già attiva. È lo stesso metodo che si utilizza quando si cambia dispositivo e si vuole installare l'app sul nuovo cellulare. A questo punto, dopo l'sms con il codice a sei cifre, arriva su Whatsapp il messaggio di un contatto con la richiesta di aiuto. E la truffa è fatta: a questo punto i truffatori hanno accesso a dati personali, account, codici bancari e anche alla rubrica da cui pescare i numeri di altre potenziali vittime.

A lanciare l'allarme sulla cyber-truffa è stata l'associazione Consumerismo No profit. «È uno stratagemma che sfrutta il codice univoco necessario per il trasferimento rapido dell’app di messaggistica quando cambiamo lo smartphone o il numero di telefono», spiega l’avvocata Piera Di Stefano, responsabile del dipartimento di diritto digitale di Consumerismo. L'associazione dei consumatori specializzata in tecnologia, per aiutare gli utenti siciliani, ha diffuso una guida pratica con i consigli da seguire:

1. Non fornire mai i propri dati personali per telefono o via mail, anche se chi ci contatta si qualifica come amico, conoscente, o operatore del nostro istituto bancario, e anche se ci viene richiesto di cambiare la nostra password perché si è verificato un tentativo di accesso anomalo al nostro conto online; 
2. Non cliccare mai su link presenti in sms e mail che sembrano provenire da persone o enti (banche, società) a noi noti. Quei link possono contenere software malevoli in grado di impossessarsi di tutti i nostri dati, documenti, informazioni, presenti sui nostri device, o indirizzarci su siti-clone che, una volta raccolti i nostri dati personali e finanziari, spariscono nel nulla; 
3. Proteggere i nostri account online con la verifica in due passaggi o autenticazione a due fattori. In base a tale meccanismo, che vale anche per WhatsApp, dopo aver inserito la password viene inviato via sms un codice sul nostro telefonino e l’account sarà accessibile solo dopo averlo inserito. Occorre attivare, altresì gli alert, cioè le notifiche via sms o via mail di accessi anomali sui nostri account, da parte di dispositivi sconosciuti. Questi codici sono strettamente personali e non vanno mai condivisi; 
4. Quando ci si deve disfare di documentazione cartacea che contiene dati e informazioni personali, distruggerla evitando che possa essere ricomposta e quindi che si possa leggere riuscire a leggere il contenuto; 
5. Utilizzare i filtri privacy sui profili social personali e non pubblicare i propri dati, inclusi numeri cellulari e documenti identificativi; 
6. Non inviare i propri documenti di riconoscimento o altra documentazione che contenga dati personali, bancari, di salute e simili, tramite piattaforme di messaggistica istantanea (WhatsApp, Messenger, Telegram);
7. Evitare di archiviare su dispositivo portatile (pc, smartphone o tablet) i propri documenti identificativi, sanitari, finanziari o bancari. Se necessario, archiviarli solo su pc proteggendoli con un codice di accesso;
8. In caso di smarrimento dei propri documenti identificativi o se si scopre di essere stati vittima di furto d’identità, recarsi immediatamente presso le forze dell’ordine, anche per impedire che ci siano ulteriori potenziali vittime della catena, nel primo caso per formalizzare la denuncia e nel secondo caso per sporgere querela.

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