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A Rosolini c'è un contadino custode della biodiversità 
«La grande distribuzione ha omologato varietà e gusti»

Gian Luca Pannocchietti salva i semi e le piante antiche del territorio dall’estinzione. Grazie suo al lavoro, alcune colture locali come la mandorla chiricupara, la fragolina di Noto e i limoni muddisi riacquistano una nuova identità sui mercati. Guarda le foto

Concetta Purrazza

Nelle campagne di Rosolini c'è un contadino custode di biodiversità che preserva le antiche colture locali dall’estinzione. «Sono sempre alla ricerca di varietà autoctone - spiega a MeridioNews Gian Luca Pannocchietti, agricoltore 40enne a cui si illuminano gli occhi ogni volta che comincia a parlare delle sue piante - L’anno scorso, un massaro si è commosso quando mi ha visto prelevare marze di chiricupara, una varietà di mandorla nostrana molto dolce e resistente alle gelate, perché non le innesta più nessuno». 

Semi di sommacco

Melograno

Mandorla Chiricupara

Fragolina di Noto

Fragolina gialla

Gian Luca Pannocchietti

Gian Luca Pannocchietti

Gian Luca Pannocchietti

Gian Luca Pannocchietti

Gian Luca Pannocchietti

Gian Luca Pannocchietti

Per Pannocchietti, l’amore per la terra è un’eredità familiare. «Prima i miei nonni, poi mio padre e anche mio zio - racconta - mi hanno insegnato a sentire la terra e a rispettarne i cicli naturali». Il recupero delle varietà antiche inizia dodici anni fa, quando il giovane coltivatore si rende conto che la grande distribuzione ha omologato gusti e sapori. «Se la Sicilia offre numerose varietà ortofrutticole, perché dovremmo mangiarne solo alcune?», si chiede. È a partire da questa riflessione che, insieme all’amico Nicola Agosta, mette sù l’impresa agricola Valle del Tellaro Bio, secondo i principi della sostenibilità ambientale e del risparmio idrico. Su tredici ettari di terreno, i due amici rivalorizzano varietà autoctone e sementi

Tra le piante recuperate dalla tradizione locale ci sono: azzeruoli, albicocche maioline, chiricupare, cavoli vecchi di Rosolini, semi di sommacco, raeli (che sono i melograni nel dialetto locale), fragolina gialla, susine, che grazie alla vendita diretta o alla commercializzazione in botteghe equo-solidali e bio, cominciano a essere apprezzati dai consumatori. Molte di queste piante raccontano una storia. «C’è la fragolina di Noto che fino agli anni Novanta veniva seminata e venduta nelle strade della città barocca nei cestini di vimini - elenca Pannocchietti - C’è il ciliegio canino, utilizzato in passato per la tornitura e la fabbricazione di giocattoli e pipe. Ci sono i secolari alberi di pistacchietti, coltivati un tempo da grandi famiglie di latifondisti locali fino al terremoto del 1693 che distrusse Val di Noto». 

Per preservare le varietà autoctone tra Rosolini e Cava D’Ispica, Gian Luca ha anche avviato - grazie al progetto Radice sicula - un vivaio dove coltiva le piante della tradizione siciliana per uso vivaistico. «Per riprodurre una pianta identica alla pianta madre - spiega - utilizzo la tecnica dell’innesto che pratico tutto l’anno. Censisco le specie antiche locali, incontro i massari più anziani che ricordano nomi, specie, pratiche agricole del passato e, infine, prelevo le marze e le innesto». Gian Luca, che si definisce «un contadino del passato», sperimenta un metodo di coltivazione naturale. «Anticamente il contadino era il custode della terra - afferma - e operava soltanto con i mezzi che la natura gli metteva a disposizione. Per esempio, produceva il concime dal letame degli animali che allevava o dai resti delle piante. Restando fedele agli insegnamenti di un tempo, effettuo la concimazione con la pratica del sovescio di leguminose ed erbe spontanee e utilizzo gli scarti delle pale di ficodindia come fertilizzante e riserva idrica». 

Non solo tecniche rispettose dell’ambiente ma anche a basso impatto energetico. «Puntiamo - ci tiene a precisare - a fare aridocultura, impiegando varietà spontanee resistenti alla mancanza di acqua. Per esempio, il terebinto è un ottimo porta innesto arido-resistente per il pistacchio». A Villa del Tellaro poi si coltivano anche i rapporti umani. L’azienda, infatti, ha aperto le porte non solo alle attività didattiche per bambini ma anche alle imprese locali. «Abbiamo creato una rete informale con gli imprenditori del territorio per trarne benefici reciprochi. C’è la giovane apicultrice Dalma Cultrera - racconta Pannocchietti - che alleva un’arnia sui nostri terreni, in cambio le sue api sono utili nel processo di impollinazione delle nostre piante. Con Vincenzo Barone, il proprietario del Rifugio Pernamazzoni, collaboro - conclude - per il recupero del limone muddisi, l’arancia Belladonna, l’albicocco bianco, tutte varietà antiche di agrumi presenti a Cava D’Ispica».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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