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Liberty Lines, l'Ars chiede di costituirsi parte civile
Presunta corruzione per i collegamenti con le isole

La richiesta è stata avanzata dal Consiglio di presidenza dell'Assemblea Regionale Siciliana. Il tribunale di Palermo sta cercando di fare luce sui rapporti tra la società di trasporti marittimi e la Regione. Nelle carte dell'inchiesta sono finiti anche nomi illustri

Marta Silvestre

Il Consiglio di presidenza dell'Ars ha deliberato la richiesta di costituzione di parte civile sul caso Ettore Morace, l'armatore della Liberty lines per il quale la procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, insieme ad altri indagati, nell'inchiesta Mare Monstrum su una presunta corruzione per i finanziamenti pubblici per i collegamenti con le isole minori della Sicilia.

Per fare luce sui rapporti tra la Liberty Lines e la Regione, lo scorso 9 marzo, il tribunale di Palermo che, accogliendo la richiesta della procura, ha nominato un commissario giudiziale ed emesso un'ordinanza interdittiva nei confronti della società di trasporti marittimi. Un provvedimento propedeutico per esaminare i contratti vigenti, «accertando l’eventuale presenza di clausole produttive di profitti ingiusti per la società di navigazione» e verificarne la corretta esecuzione. L'intento degli inquirenti è capire se ci siano interessi anomali e legami familiari tra il personale della società e i burocrati che hanno avuto un ruolo nell'aggiudicazione dei contratti.

I sospetti degli inquirenti nascono da ciò che è emerso nell'inchiesta Mare Monstrum e dal presunto sistema corruttivo che avrebbe portato a Vittorio Morace, e il figlio Ettore, a ottenere vantaggi nella gestione delle procedure per l'affidamento dei servizi di trasporti verso le isole minori. I magistrati ritengono che Morace avesse stretto un patto con la dirigente Salvatrice Severino, che avrebbe portato a un'erogazione di dieci milioni di euro a titolo di compensazioni finanziarie per prestazioni che, però, non sarebbero state mai rese dalla Ustica Lines Spa, altra impresa riconducibile a Vittorio Morace. In cambio, Severino avrebbe ottenuto beni di lusso e l'assunzione della figlia.

Nelle carte dell'inchiesta sono finiti anche altri nomi illustri. Dall'ex primo cittadino di Trapani e deputato di Forza Italia, Mimmo Fazio, alla ex parlamentare nazionale Simona Vicari, fino all'ex presidente Rosario Crocetta, che si è sempre difeso dalle accuse di corruzione che riguarderebbe un presunto finanziamento da parte di Morace del movimento politico dell'ex governatore. «Sarei il primo presidente della Regione che prende una tangente con un bonifico», commentò Crocetta l'anno scorso durante una conferenza stampa. 

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