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Processo a Genovese, chiesti 12 anni per l'ex deputato
In Appello richiesta di pene più severe per gli imputati

Corsi d'Oro 2 si avvia alle fasi finali: oggi il procuratore generale ha presentato le sue richieste. Alla sbarra a Messina, per lo scandalo formazione professionale, anche l'ex deputato e il cognato Franco Rinaldi

Simona Arena

Pene più aggravate per i tredici imputati sono state chieste dalla sostituta procuratrice generale Adriana Costabile nel processo d'appello Corsi d'Oro 2 sullo scandalo del pianeta formazione professionale scoppiato a Messina nel 2013. Le richieste vanno da 2 anni e 2 mesi a 12 anni. La condanna più alta, insieme a 20mila euro di multa, è stata chiesta per l'ex parlamentare Francantonio Genovese, mentre tre anni e sei mesi per il cognato Franco Rinaldi, pure lui ex deputato. Per quest'ultimo è stata chiesta anche la condanna per il reato di associazione a delinquere, accusa per cui in primo grado aveva ottenuto l’assoluzione. 

Le altre richieste del procuratore generale: sette anni e dieci mesi per Elio Sauta, ex presidente dell’Aram, cinque anni per sua moglie, Graziella Feliciotto; tre anni e tre mesi per i fratelli Melino e Natale Capone, responsabili della Ancol; per Elena Schirò 7 anni e 6 mesi; per Stefano Galletti, commercialista, 4 anni e 4 mesi; per l’ex segretaria di Genovese e tesoriera del Pd Cettina Cannavò la Procura ha chiesto 2 anni 2 mesi. Ancora è di 4 anni e 4 mesi la richiesta per Salvatore Natoli; di 4 anni per Natale Lo Presti; di 3 anni e 9 mesi per Carmelo Favazzo; tre anni e due mesi per Giuseppina Pozzi.

Per gli altri imputati l’accusa ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Le prossime udienze sono state fissate il 15 e il 19 marzo, il 4 e il 16 aprile e il 14 maggio. Nel frattempo sempre la procura generale ricorre in Cassazione nel processo Corsi d’oro uno. Il procuratore generale Vincenzo Barbaro e la sostituta Adriana Costabile contestano la decisione della Corte d’appello che il 24 settembre scorso ha escluso il reato di peculato contestando agli imputati solo la truffa.  

A Messina i primi arresti sono datati 19 marzo 2014. Il giorno di San Giuseppe la guardia di finanza scoperchia il calderone. Tra le richieste di arresto c’è anche quella per Francantonio Genovese. Ma è un parlamentare e serve l’autorizzazione della Camera. Due mesi dopo, il 15 maggio 2014, Montecitorio dà l'assenso alla detenzione in carcere. Durante il voto dei deputati, Genovese esce dall'Aula e prende l’aereo per rientrare a Messina dove, accompagnato dal suo avvocato, si costituisce al carcere di Gazzi.  La permanenza nella casa circondariale dura solo sei giorni. Il 21 maggio gli vengono concessi i domiciliari. La Procura fa ricorso e il 15 gennaio 2015 il politico torna dietro le sbarre. Nuova concessione dei domiciliari il 31 luglio dello stesso anno, dove rimane fino al 27 novembre quando viene rimesso in libertà in attesa di giudizio.

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