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Caso Diciotti, 41 migranti chiedono risarcimento al governo
Legale: «Salvini propone cioccolatini? Corte Ue dice altro»

L'avvocato Alessandro Ferrara spiega a MeridioNews i motivi all'origine del ricorso presentato al tribunale di Roma. Il ministro propone «un bacio Perugina», ma il legale ricorda la decisione presa per quattro ghanesi detenuti illegalmente a Ponte Galeria

Simone Olivelli

«Solo un bacio Perugina? Ci sono sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo che dicono ben altro». Replica così a MeridioNews Alessandro Ferrara, l'avvocato del foro di Roma che ha fatto ricorso d'urgenza al tribunale capitolino per conto di 41 dei 177 migranti rimasti bloccati a bordo della nave Diciotti l'estate scorsa. Nell'istanza c'è la richiesta di un risarcimento complessivo che supera i 40mila euro. L'ipotesi è la stessa vagliata sul piano penale dal tribunale dei ministri, su cui nei giorni scorsi si è espresso la giunta per le autorizzazioni del Senato, negando l'ok al processo, con un voto che dovrà essere confermato nelle prossime settimane dall'intera assemblea di Palazzo Madama.

«Il fatto da cui nasce il ricorso è sempre lo stesso, ma in questo caso si tratta di una causa civile - spiega Ferrara -. I migranti, che si sono appoggiati al centro Baobab, chiedono di esaminare le azioni del governo italiano alla luce di quella si ritiene una privazione della libertà decisa contravvenendo a quanto garantito dalla Costituzione». Il riferimento del legale va a quell'articolo 13, già citato nei giorni in cui la nave della guardia costiera italiana è rimasta ferma nel porto di Catania, senza avere l'autorizzazione a sbarcare per esplicita volontà del ministro degli Interni Matteo Salvini. Una posizione - negli ultimi giorni difesa pubblicamente anche dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, dal vice Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli - assunta per costringere gli altri Stati europei a farsi avanti nella redistribuzione dei migranti. «La carta costituzionale parla chiaro - va avanti l'avvocato -. Non è ammessa alcun tipo di restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria. In quella circostanza si decise soltanto su base politica». 

Davanti alla notizia del ricorso al tribunale, Salvini ha commentato dicendo che «al massimo gli mandiamo un Bacio Perugina». Parole a cui l'avvocato Ferrara contrappone la giurisprudenza: «Nel 2016 c'è stata una sentenza in merito a una detenzione di richiedenti asilo avvenuta con modalità che la Corte europea ha ritenuto illegittime, quantificando un risarcimento di circa 174 euro al giorno per ogni migrante». Il pronunciamento è quello conosciuto come Richmond e altri, e riguardò quattro migranti ghanesi che a dicembre 2008, due giorni dopo avere fatto richiesta di protezione internazionale, si videro rinnovare di oltre un mese la detenzione all'interno del centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma, senza che fosse stata disposta «la convocazione degli interessati e del loro avvocato» né che fosse avvenuta la «fissazione di una udienza». Circostanze che portarono la Corte a riconoscere per i quattro ghanesi quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: «Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione di una delle disposizioni del presente articolo ha diritto a una riparazione». Alla fine il risarcimento fu di 6500 euro pro capite per il danno morale più oltre diecimila euro complessivi per le spese processuali.

L'avvocato Ferrara replica anche alle dichiarazioni di Salvini che ha detto che tutti i migranti della Diciotti sarebbero tutti nati il primo gennaio. Parole che alludono alle presunte false dichiarazioni fatte al momento dell'identificazione. «Non so dove abbia letto queste cose - attacca Ferrara -. Tra i 41 ricorrenti ce ne saranno un paio, non di più. E ciò peraltro dipende dal fatto che, in alcune nazioni africane, i nati a dicembre vengono spesso registrati il primo gennaio». Il legale conclude ribadendo che all'origine del ricorso non c'è una motivazione soltanto economica. «Il danno potrà anche essere quantificato diversamente e ciò spetterà a un giudice, ai miei assistiti interessa prima di tutto che venga riconosciuto il sopruso subito».

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Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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