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Partecipate, Sicilia all'esame della Corte dei Conti
Costo personale alle stelle, troppe società «doppie»

Lo screening sull'andamento delle società partecipate in tutta Italia non lascia indenne neanche la Sicilia, che insieme alla Calabria conquista il primato della spesa maggiore per i costi del personale. Ma la Corte riconosce che nell'Isola si fanno meno debiti

Miriam Di Peri

Un costo eccessivo per il personale in servizio e tantissimi nodi ancora da sciogliere. Nell’annuale relazione della Corte dei Conti sulle società partecipate dagli enti territoriali, la Sicilia ancora una volta non brilla in una serie di osservazioni mosse dalla magistratura contabile. A cominciare dalla spesa legata al personale, che vede Sicilia e Calabria fanalino di coda d’Italia. Se a livello nazionale, infatti, i valori medi di incidenza del costo del personale sul costo della produzione superano di pochissimo i 20 punti percentuali (incidenza che sale al 28,5 per cento nelle società a totale partecipazione pubblica), in Sicilia e Calabria, «l’incidenza del costo del personale nelle partecipazioni pubbliche totalitarie - scrivono i giudici nella relazione - supera il 50 per cento del costo della produzione».

Secondo la Corte dei Conti «il fenomeno può essere sintomatico della scarsa efficacia delle politiche di contenimento del costo del lavoro e dei vincoli assunzionali nei confronti delle società partecipate pubbliche al 100 per cento, soprattutto nei servizi cosiddetti strumentali».

Ma oltre il personale, la Corte dei Conti evidenzia alcuni casi che si sono dimostrati particolarmente emblematici nell’ultimo anno. Primo fra tutti, il trasporto pubblico locale. Guardando all’Ast (Azienda siciliana trasporti), ecco che la Corte evidenzia come non risulti «la relazione in merito al nuovo piano industriale e al contenimento dei costi che avrebbe dovuto attuarsi entro 180 giorni dall’approvazione del piano di razionalizzazione, né è stato chiarito come si concili il mantenimento di detta società sia con il Testo Unico in materia di società partecipate, svolgendo la stessa attività analoghe o similari a quelle svolte dalla Jonica Trasporti, sia con il divieto di aiuti di Stato, stante la erogazione di trasferimenti da parte della Regione in assenza di una compiuta definizione di un sistema di compensazioni per obblighi di servizio pubblico».

Analoghe osservazioni vengono sollevate anche per la Airgest, la partecipata che gestisce lo scalo di Trapani-Birgi, «per la quale - mettono nero su bianco i giudici - non è chiaro come si giustifichi il suo mantenimento, stante lo svolgimento di attività analoghe o similari a quelle svolte dalla società a partecipazione indiretta AST Aeroservizi, né sembra che l’Amministrazione regionale abbia valutato l’idoneità del piano industriale e del piano di risanamento della società ai fini dell’eventuale ripianamento delle perdite».

E ancora, si chiedono i magistrati contabili, perché resta in piedi la Servizi Ausiliari, partecipata che eroga servizi, considerato che svolge le stesse funzioni della Resais?

Per quanto riguarda invece Sicilia Digitale (la ex Sicilia e-servizi, ndr), «non risulta - si legge nella relazione della Corte - l’avvenuto ricorso alla Centrale Unica di committenza e l’avvio delle connesse attività negoziali». Anche sulla partecipata Parco Scientifico, infine, «non risultano adottate iniziative concrete ai fini della sua dismissione».

Ma oltre le diverse tirate d’orecchie, la Corte dei Conti riconosce anche che «l’esame della gestione finanziaria (di tutte le società partecipate dello Stivale, ndr) dimostra una prevalenza dei debiti sui crediti in tutti gli organismi oggetto della presente indagine, ad eccezione del Trentino-Alto Adige e, per le partecipazioni pubbliche totalitarie, anche della Valle d’Aosta, della Sicilia e della Sardegna». Ogni tanto, insomma, anche una buona notizia.

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