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Vito Catania, chi è il podista premiato da Mattarella
Le maratone spingendo Giusy. «Non sono un eroe»

Originario di Regalbuto e impiegato in una portineria a Palermo, è stato nominato cavaliere dell'ordine al merito dal caoi dello Stato. Da due anni è impegnato in un'attività di sensibilizzazione contro le barriere architettoniche. «Tutto frutto di un'amicizia», racconta

Simone Olivelli

Foto di: salvatore torregrossa

Foto di: salvatore torregrossa

«Se faccio più fatica correndo spingendo la carrozzella? No, Giusy mi dà la forza, io le do le gambe». Risponde così a MeridioNews Vito Massimo Catania, 39enne nominato cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella. Il suo è l'unico nome siciliano tra i 33 scelti dal capo dello Stato. Ex muratore di Regalbuto, in provincia di Enna, e oggi impiegato in una portineria a Palermo, il riconoscimento a Catania va «per il suo generoso impegno nella sensibilizzazione sul tema delle barriere architettoniche e sociali».

Oltre a essere generoso, il contributo che il 39enne dà è anche originale. Appassionato di podismo, Catania da due anni ha più volto partecipato alle competizioni regionali insieme a un'amica, da qualche anno costretta su una sedia a rotelle. «Ci siamo conosciuti per caso durante una competizione nel suo paese Barrafranca - racconta Catania a MeridioNews -. Da lì è nata l'amicizia e non ci siamo mai lasciati. A me fa piacere portarla alle competizione, perché fornisce i sorrisi necessari che servono a completare corse anche molto lunghe». Insieme hanno già disputato tre maratone. «Abbiamo fatto quelle di Palermo, Messina e di recente quella di Catania, ma anche ad altre corse. Nel complesso - sottolinea - abbiamo percorso finora 532 chilometri». Per il 39enne la corsa è una passione nata nell'infanzia e poi ripresa a inizio anni Duemila. «Ho iniziato a correre a undici anni, poi a quindici ho staccato e ripreso circa un decennio dopo. In quel momento pesavo quasi cento chili e piano piano ho deciso di riprendere, fino al punto di perderne oltre trenta».

Poco interessato a soffermarsi sulle proprie performance agonistiche - «non mi piace parlarne e rischiare di passare per presuntuoso, anche perché alla fine si gareggia sempre contro se stessi» -, Catania si concentra sul modo in cui è arrivata la comunicazione dal Quirinale. «Ero al lavoro e ho ricevuto una telefonata - racconta -. Una donna molto gentile mi informava che ero stato selezionato, ma io ho subito pensato a uno scherzo. L'ho lasciata parlare, ma senza darle importanza. La donna mi ha anche suggerito di guardare sul sito istituzionale per trovare conferma, ma io non l'ho neanche aperto». A fargli capire che era tutto vero è stata proprio Giusy. «Mi ha chiamato e fatto capire che nessuno mi aveva preso in giro».

La cerimonia ufficiale con la consegna dell'onorificenza avverrà nei prossimi mesi. «Ho capito che ci contatteranno, dandoci i dettagli del programma. Speriamo che ci spieghino per bene cosa fare, perché non ne ho idea. Non me lo aspettavo di certo», ammette Catania. Per poi tornare alla normalità di sempre: «Eroe? Ho fatto qualcosa che ognuno è in grado di fare, se vuole. Basta guardarsi intorno per dare il proprio contributo».

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