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Pattinaggio, Maiorca non si accontenta dell’argento
«Puntavo più in alto, desideravo la medaglia d’oro»

Il diciottenne è arrivato secondo nella sua specialità, ma non mancano i rimpianti. «Potevo fare di più», dice. Il risultato alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires è arrivato nonostante il ragazzo si alleni in una pista non regolare. «Forse andrò via», sospira

Luca Di Noto

«Speravo di fare podio, questo sì. Ma in mente avevo la voglia e la speranza di conquistare la medaglia d’oro. Non sono andato oltre le aspettative, conoscevo i miei avversari e anche al Mondiale ero andato bene. Sono un po’ deluso per un brutto errore». Punta in alto e non ha torto Vincenzo Maiorca, reduce dalla medaglia d’argento conquistata nel pattinaggio qualche giorno fa alle Olimpiadi giovanili che si stanno svolgendo a Buenos Aires. Il secondo posto gli sta stretto e lo stesso atleta non fatica a trovare il perché. «Questa Olimpiade – spiega a MeridioNewsè partita male (ride, ndr). Nella prima gara, la 1000 metri, sono arrivato quinto perché ho sbagliato la curva e sono scivolato, prendendo un po’ di gap dal gruppo di testa. Poi ho vinto la 5000 metri a eliminazione e il giorno dopo ho vinto anche la 500 metri».

Al di là del risultato, per il diciottenne resta l’emozione provata per un evento così grande. «Emozioni bellissime - dice - è il primo grande evento a cui partecipo e quindi non sono abituato a vedere tutta questa folla e tutti questi atleti insieme a me». La medaglia d’argento è comunque arrivata nonostante le difficoltà legate alle strutture esistenti qui in Sicilia. Maiorca, infatti, si allena in una pista non regolamentare. «Quello è il problema principale, anche se la Federazione ci è stata molto vicina e ci ha fatto allenare vicino Venezia, dove c’è un bellissimo impianto. Ci siamo allenati lì per una decina di giorni». Le difficoltà logistiche però non sono mancate. «Giustamente - ammette il pattinatore - sono dovuto tornare a casa per un paio di giorni per sistemare le valigie e le ultime cose prima di partire. Quindi ho continuato ad allenarmi anche nella mia pista, che non ho parole per descrivere».

Questo influisce anche sugli allenamenti che quotidianamente il ragazzo svolge. «In una pista moderna potrei allenarmi al 110 per cento tutti i giorni. Dove mi alleno io, invece, non posso dare il massimo perché la pista non me lo permette. Raggiunto un certo livello - sospira Maiorca - penso che la pista non sia più buona». Proprio da qui nasce l’ipotesi di un possibile trasferimento lontano dalla Sicilia per potersi preparare al meglio in vista degli impegni più importanti. «Ci ho pensato e ci sto ancora pensando. Molto probabilmente farò delle sessioni d’allenamento lontano da casa, passando due o tre settimane in qualche posto e appoggiandomi a casa di qualche mio amico. Se si vuole andare veramente forte - prosegue il pattinatore - bisogna curare ogni piccolo dettaglio e anche la pista deve contribuire».

Nessuna notizia, in tal senso, dalla Federazione sulla volontà di investire per la costruzione, o l’ammodernamento, di qualche impianto. «La Federazione ci aiuta con i rimborsi, soprattutto per noi che veniamo da lontano. Ma non so se ha mai pensato di investire a livello di piste o di stage». Adesso però è arrivato il momento di pensare ai prossimi obiettivi, anche perché l’atleta è vicino al salto tra i grandi. «Tra un anno passerò alla categoria maggiore, tra i senior. Gareggiare con alcuni atleti sarà ancora più difficile. Questa è stata una stagione lunghissima e per ora mi dedico a un po’ di riposo. Poi si ricomincerà con l’allenamento».

Maiorca, infine, è anche costretto a conciliare l’amore per lo sport con gli studi, una cosa non sempre facile. Il ragazzo frequenta il quinto anno di geometra alla Quasimodo di Siracusa. «L’anno scorso - spiega - ho dovuto cambiare scuola, sono passato a un istituto privato perché non mi trovavo molto bene con i professori per il fatto che passo molto tempo fuori. Secondo loro non seguivo abbastanza gli studi, mentre secondo me andavo tutelato un po’ di più. Anche perché penso sia giusto tutelare i ragazzi che fanno sport».

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