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Lentini, la chiesa rupestre rivive grazie al Fai
A lavoro nella grotta su affresco del XIII secolo

Il lavoro da fare è ancora molto e i finanziamenti bastano appena a restaurare un solo affresco, ma i 15mila euro donati dal Fai dopo la selezione I luoghi del cuore, hanno permesso di far tornare parzialmente fruibile un bene prezioso. Guarda video e foto

Danilo Daquino

Nel 2017 il Fondo Ambiente Italiano l’ha inserita tra i 24 Luoghi del cuore «da non dimenticare». E anche quest’anno concorre per essere nuovamente scelta. La chiesa rupestre del Crocifisso, una grotta affrescata sulle colline di Lentini, ha rivisto la luce dopo anni di abbandono grazie ad un primo intervento del Fai. 

Tutto inizia nel 2015, quando Raffaella D’Amico - responsabile dei lavori, restauratrice conservatrice di opere d’arte - presenta il progetto alla soprintendenza: «Mi fu approvato però bisognava trovare i finanziamenti – racconta a MeridioNews – in quell’anno per volontà di Padre Maurizio Pizzo (parroco della Chiesa Madre Sant’Alfio, ndr), si è costituito il comitato Lentini nel cuore che raggruppa associazioni e club service del territorio, le quali hanno proposto di partecipare alla selezione che il Fai in collaborazione con Banca Intesa San Paolo ogni anno indice per salvare un bene del Paese. Grazie alla raccolta firme avviata e alla validità del progetto, siamo riusciti ad essere selezionati e a ricevere la somma di 15mila euro». Si tratta di un finanziamento congiunto con la Chiesa Madre proprietaria del sito, una «condizione necessaria per accedere ai contributi – precisa don Maurizio Pizzo – ci siamo mossi con le nostre esigue economie di cassa dopo che con 3831 firme, la chiesa rupestre è stata inserita tra i 24 luoghi da salvaguardare e promuovere».

Così a gennaio sono iniziati i lavori e con quei fondi è stato possibile restaurare uno dei tanti affreschi presenti all’interno della grotta, quello che rappresenta La teoria dei Santi, datato tredicesimo secolo, che grazie alle mani sapienti della responsabile e delle sue collaboratrici Barbara Di Natale e Rossella Gagliano Candela, è tornato a splendere lasciandosi dietro l’incuria e l’indifferenza che per decenni lo hanno tormentato. Sul dipinto, in alcuni punti ricucito per renderlo più chiaro, è stato realizzato un intervento conservativo che consiste nell’installazione di una ventilazione forzata che si attiva durante le ore più fredde del mattino, tra le 4.00 e le 6.00 per evitare la formazione di condensa. 

«Il nostro obiettivo è quello di bloccare i degradi presenti e di rendere fruibile l’opera – sottolinea la responsabile – gli altri affreschi sono tutti pressoché invisibili perché ricoperti da patine saline che, depositandosi sulla superficie, coprono i pigmenti nel corso degli anni» mentre nei casi più gravi possono spingere la parte di intonaco fino a farlo cadere, come conferma anche Di Natale: «Oltre alla presenza di queste concrezioni saline superficiali – spiega a MeridioNews – vi sono diverse problematiche quali distacco, crepature superficiali, che col tempo portano alla perdita della pellicola pittorica». 

È il caso del dipinto che raffigura la crocifissione, in pessimo stato di conservazione e già spaccato, che rischia di andare perduto se non si interviene quanto prima. D’altronde, ad esso si deve il nome del sito, anche se, come specifica D’Amico, «la grotta del crocifisso era in realtà dedicata alla Madonna, come attestano tutti i pannelli sulla parete nord, ognuno dei quali raffigura un evento dove il tema della Madonna è quello principale», come dimostra anche la Vergine raffigurata nell'atto di allattare, in fase di restauro grazie al finanziamento concesso dall’Archeoclub.

Accanto all’ingresso, si trova invece l’altare principale con un Cristo Pantocratore, ritenuto l’affresco più prestigioso della chiesa: le restauratrici auspicano di rientrare anche quest’anno tra i luoghi del cuore Fai, così da ricevere un nuovo finanziamento da destinare al suo recupero, perché rischia di scomparire a causa della patina bianca. Un problema comune a tutti gli affreschi presenti nella grotta, che non sono mai stati restaurati: pare che l’ultimo intervento – prima dell’interessamento del Fai – sia stato eseguito nel 2005, quando uno dei dipinti è stato staccato e portato al Museo Archeologico di Lentini, dove si trova attualmente esposto, ma che con buone possibilità potrebbe tornare al suo posto, anche se al momento lo spostamento non è in programma. 

All’incuria va aggiunto il vandalismo, che parecchi anni fa, quando mancavano le inferriate, ha messo in ginocchio la grotta, con scritte sulle pareti fino al presunto furto di parti di affresco. Oggi grazie al Fai e al lavoro delle restauratrici, la chiesa rupestre del Crocifisso ha acquisito visibilità ma il percorso verso il totale ripristino è ancora lungo. La chiesa, come spiega D’Amico, «si trova nel cuore di un parco archeologico che non è solo quello attualmente istituito di Leontinoi. Il nostro obiettivo è rendere fruibile tutta la zona, prima attraverso la pulizia delle stradine che dalla zona archeologica di Carlentini conducono fino a Lentini, valorizzando tutti i punti dove ci sono grotte e piccoli oratori affrescati». Beni, questi ultimi, ricadenti perlopiù in terreni privati e che andrebbero valorizzati chiedendo le opportune concessioni ai proprietari. Intanto, Padre Maurizio Pizzo ricorda che c’è tempo fino al 31 novembre per votare la chiesa del crocifisso come luogo del cuore Fai 2018: «Più voti riceviamo, più possibilità avremo che venga scelta».

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