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Comunali 2018, inizia cammino verso i ballottaggi
Da Messina a Ragusa peserà il voto sulla persona

Dino Bramanti, Cateno De Luca, Paolo Reale, Francesco Italia, Antonio Tringali e Peppe Cassì si giocheranno i tre capoluoghi dove ancora la partita è aperta. Protagonisti centrodestra, centrosinistra e M5s. Per fare previsioni, la calcolatrice non basta

Simone Olivelli

Da Messina a Ragusa, passando per Siracusa, quale sarà il colore politico della costa ionica? Per rispondere alla domanda bisognerà attendere due settimane, quando si svolgeranno i ballottaggi per determinare chi saranno i sindaci dei tre capoluoghi della Sicilia orientale in cui la partita è ancora ufficialmente aperta. Il quarto - Catania - ha già avuto il proprio verdetto al primo turno con Salvo Pogliese che ha riportato il centrodestra ai vertici dell'ente dopo il quinquennio targato Enzo Bianco. Interessati alla nuova campagna elettorale ci sono un po' tutti: dal centrodestra, che potenzialmente potrebbe fare l'en plein, al centrosinistra, che se la gioca nel capoluogo aretuseo, passando per la voglia di riconferma dei cinquestelle a Ragusa e l'assolo di Cateno De Luca al di qua dello Stretto.

Quando ancora non sono passate 48 ore dall'ufficialità dei risultati del primo turno, affermare con certezza quali saranno gli apparentamenti tecnici e quali invece gli accordi sotto traccia sarebbe prematuro. Ciò non toglie che già da ora si può ragionare sugli scenari possibili, partendo dalla fotografia di domenica scorsa e dai primi movimenti che si registrano negli ambienti vicini ai protagonisti. Quello che pare certo in tutte e tre le realtà è che nel percorso di avvicinamento ai ballottaggi le calcolatrici non basteranno a prevedere ciò che accadrà. In molti, infatti, sottolineano come il secondo turno rappresenterà una partita se non del tutto, almeno parzialmente nuova. Il riferimento va all'assenza dell'effetto trascinamento, con i candidati sindaco che stavolta dovranno contare soltanto sulle proprie forze e non più sulle indicazioni che i candidati al consiglio comunale - a eccezione di coloro che vedono vincolata la propria elezione all'eventuale assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione vincitrice - hanno dato ai propri elettori per il voto di domenica scorsa.

A Messina, lo scontro sarà tra Dino Bramanti e Cateno De Luca. Il primo ha chiuso il primo turno in vantaggio con il 28,48 per cento dei voti, raggiunto grazie al sostegno di ben dieci liste. Per il direttore scientifico del centro neurolesi di Messina - sospesosi dal ruolo subito dopo la candidatura sponsorizzata dal presidente della Regione Nello Musumeci - i voti sono stati 28695. Un risultato importante, ma comunque inferiore di oltre settemila preferenze rispetto ai voti lista andati alla propria coalizione. Riuscirà Bramanti a difendere il proprio bottino e magari incrementarlo? A chiederselo più di tutti è De Luca. Il deputato regionale, che già all'indomani dell'elezione all'Ars ha ribadito il proprio desiderio di diventare sindaco di Messina (nel suo passato la guida di piccoli centri come Fiumedinisi e Santa Teresa di Riva), si è fermato al 19.852 voti, pari al 19,70 per cento. Quello che però salta agli occhi sono gli oltre ottomila voti in più rispetto alle sei liste che lo sostenevano. A riprova di come De Luca sia una figura capace di attirare su di sé il consenso indipendentemente dai candidati che popolano le proprie liste. In tal senso, nella città dello Stretto da ieri circola la voce secondo cui parte degli elettori dell'area vicina all'ex parlamentare Francantonio Genovese potrebbero avere sostenuto proprio De Luca, nell'intento di impedire al candidato di centrosinistra Antonio Saitta di piazzarsi secondo. A incidere nelle prossime settimane saranno anche le eventuali indicazioni provenienti dall'uscente Renato Accorinti, finito quarto, mentre il Movimento 5 stelle - archiviato il momentaneo chiarimento tra Giancarlo Cancelleri e Cateno De Luca, dopo le polemiche sugli impresentabili all'Ars - come da tradizione lascerà ufficialmente liberi i propri elettori.

Spostandosi più a sud si arriva a Siracusa. Nella città di Archimede, la partita vedrà da una parte l'avvocato Paolo Reale, che con il 37,29 per cento, ha quasi doppiato il vicesindaco uscente Francesco Italia, senza però riuscire a essere eletto al primo turno. Italia, dal canto suo, spera di riuscire a ricompattare il fronte del centrosinistra e in questa direzione già ieri sono parse andare le parole di Fabio Moschella, che al primo turno, pur godendo del sostegno ufficiale del Partito democratico, si è fermato al 13 per cento. Un aiuto neanche troppo celato potrebbe arrivare anche dal candidato di Diventerà bellissima Fabio Granata e dalla rivelazione Giovanni Randazzo. Grande assente dalle concertazioni dovrebbe essere il Movimento 5 stelle, che in provincia aveva ottenuto i risultati migliori in Sicilia sia in occasione delle Regionali che delle Politiche di marzo: la candidata Silvia Russoniello ha ottenuto il 16 per cento dei consenti, spingendosi ben oltre il sostegno alla lista, ferma al 12.

Pentastellati sulla carta protagonisti, invece, a Ragusa. Nel capoluogo ibleo, d'altronde, il partito fondato da Beppe Grillo ha amministrato negli ultimi cinque anni. La riconferma passa da Antonio Tringali, presidente del consiglio uscente, designato dalla base non senza entrare in polemica diretta con l'uscente Federico Piccitto. Tringali ha chiuso in testa il primo turno con il 22,67 per cento. Poco meno di due punti in percentuale davanti al candidato di centrodestra Peppe Cassì. Con entrambi i contendenti che domenica scorsa hanno ottenuto più preferenze rispetto alle liste al proprio sostegno (nel caso di Tringali solo il M5s, mentre per Cassì Fratelli d'Italia più tre civiche), la partita appare decisamente aperta e, proprio per questo, soggetta a potenziali sorprese dettate da accordi con gli sconfitti. In tal senso, dalle parti di Tringali la tesi ufficiale è quella di sempre: il M5s non si apparenta con nessuno. In realtà, però, un interlocutore privilegiato ci potrebbe già essere. Si tratta di Giorgio Massari. Con il 15 per cento, Massari ha ottenuto un più che ragguardevole risultato, che di fatto ha tagliato le gambe alla compagine guidata dal candidato del Pd Peppe Calabrese, con quest'ultimo che al momento sembra intenzionato a prendere tempo prima di sciogliere le riserve. A riprova di come i calcoli da fare da qui a domenica 24 giugno saranno tanti e non tireranno in ballo soltanto l'aritmetica. 

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