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Rinuncia Conte, si schierano i big della politica siciliana
Tanti con Mattarella. Contro Figuccia, Cancelleri e Ingroia

Il dibattito nazionale sulla formazione del governo entra a gamba tesa anche in Sicilia, dove in tanti si dichiarano d'accordo con il capo dello Stato. C'è chi però attacca il presidente. Da Armao a Cordaro, la giunta mantiene un profilo istituzionale. Questo pomeriggio sit-in a Palermo del Pd: «Difendere la Costituzione»

Miriam Di Peri

Favorevoli e contrari, non senza qualche sorpresa. La rinuncia di Giuseppe Conte all’incarico di formare il nuovo governo, per via del veto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla nomina di Paolo Savona all’Economia, ha scatenato i commenti dei big della politica siciliana. A cominciare dai fratelli Vincenzo e Sabrina Figuccia, il cui avvicinamento alla Lega è più volte stato ventilato negli scorsi mesi. Così mentre molti esponenti di centrodestra, nonché rappresentati del governo regionale, si sono schierati in favore del capo dello Stato, i Figuccia sono intervenuti sui social con commenti sulla stessa linea del Carroccio. «Mattarella vuole cambiare la Costituzione? - è insorto il deputato regionale -. In Italia vige una repubblica parlamentare e non presidenziale. Sia garante del rispetto delle regole, se vuole. Altrimenti si dimetta... rischia l’impeachment». Sulla stessa linea la sorella, consigliera comunale a Palermo, secondo cui «Il veto del presidente della Repubblica è strettamente politico e quindi antidemocratico e illiberale, perché - aggiunge Sabrina Figuccia - non tiene conto delle determinazioni di una maggioranza appena eletta dagli italiani. Se Mattarella deve rispondere a esigenze internazionali lo dica con chiarezza e onestà».

Diverso, invece, il profilo degli esponenti del governo regionale, che sostengono la scelta di Mattarella. «Naufraga - scrive Gaetano Armao - un ircocervo a trazione cinquestelle che danneggiava la Sicilia con le ricette grilline. Il presidente della Repubblica - come precisato nell’impeccabile discorso - nomina i ministri tutelando la Repubblica e, altro che stato d’accusa da ignoranti, scioglie le Camere se ve ne sono i presupposti. Si ricomponga il centrodestra ispirato ai valori liberali delle grandi democrazie europee, al rilancio del Mezzogiorno, alla tutela delle libertà, contro la dilagante immigrazione clandestina. Situazione - conclude Armao - delicatissima». Anche il collega in giunta Toto Cordaro sottolinea che «bastava sostituire Savona con Giorgetti. Il presidente Mattarella aveva detto sì su tutto, ma - con concreto senso dello Stato - ha temuto la reazione dell'Europa e dei mercati, nell'interesse dell’Italia. Momento delicato per il Paese. Troppa gente esagitata facilmente conducibile a gesti spropositati. Serve responsabilità, di tutti».

Ma a scagliarsi contro Mattarella, ecco anche il candidato a sindaco di Catania, Riccardo Pellegrino, che sulla propria pagina Facebook rilancia un post in cui si accusa il capo dello Stato di avere messo in atto «un golpe». Il leader dei pentastellati in salsa sicula, Giancarlo Cancelleri, ringrazia l’amico Luigi Di Maio: «Ho vissuto un sogno - scrive - e lo avevamo quasi toccato. I poteri forti, il cosiddetto establishment, con il coro delle agenzie di rating e dell’Europa, hanno dettato una scelta inaccettabile del presidente della Repubblica. Non abbattetevi, non potranno fermare il cambiamento che il popolo vuole. Io sono pronto, tenetevi pronti, è il momento di scrivere la storia». Sulla stessa linea anche l’ex pm Antonio Ingroia, che parla di «sovranità limitata da sempre. E quando la sovranità è limitata, la democrazia è apparente. Se vogliamo ripristinare la democrazia nel nostro Paese, dobbiamo ripristinare la sovranità popolare, come recita l'articolo 1 della Costituzione».

Secondo il segretario dem dimissionario, Fausto Raciti, «la partita è fare saltare l’Europa. Si gioca in Italia. O di qua con la democrazia sociale o di là con Bannon e Putin». Si schierano pubblicamente con Mattarella anche i dem Concetta Raia, Valeria Sudano, Giuseppe Lupo, Michela Giuffrida. Ma pure l’ex ministro Gianpiero D’Alia e l’ex vicepresidente dell’Ars, eletto coi Cinquestelle e passato poi al gruppo Misto, Antonio Venturino. L’ex presidente della Fondazione Federico II, Francesco Forgione, infine, condivide il commento in cui si augura al capo dello Stato la fine del fratello aggiungendo: «Eccoli pronti gli squadristi».

Questo pomeriggio, intanto, a Palermo alle 19 in piazza della Fonderia, alla Cala, sit-in a difesa della Costituzione organizzato dal Partito Democratico: «Non porteremo le nostre bandiere - sottolineano Antonio Rubino e Carmelo Miceli - ma sventoleremo il tricolore e la bandiera dell’Europa contro la minaccia più che palese alle istituzioni della Repubblica».

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