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Sistema Montante, la difesa di Rosario Crocetta
«Mai preso fondi neri, né fatto favori a industriali»

L'ex governatore ribatte alle contestazioni della Procura di Caltanissetta che lo accusa di aver preso un milione di euro da cinque imprenditori per la campagna elettorale del 2012 e di aver dato in cambio appalti e assessori. Sul presunto video compromettente dice: «È una bufala, come l'intercettazione sulla Borsellino»

Redazione

«Mai presi fondi neri per la mia campagna elettorale, in genere servono per comprare voti e io non ho mai pagato nessuno in vita mia. I contributi che ho ricevuto, roba da 5mila euro, sono arrivati da imprese di Gela, tutto tracciabile e in regola con la legge. Se poi queste imprese aderivano a Confindustria non lo so, so invece che Sicindustria non mi ha dato un euro». Rosario Crocetta parte al contrattacco e si difende su tutta la linea. Ieri ha ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Caltanissetta, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al finanziamento illecito ai partiti (in questo caso sarebbe il suo, il Megafono), corruzione e abuso d'ufficio.

In particolare gli investigatori avrebbero trovato conferme di quanto denunciato da Marco Venturi, imprenditore che ha fatto parte per diversi anni di Confindustria Sicilia e che è diventato il grande accusatore del sistema Montante: e cioè che Crocetta avrebbe ricevuto un milione di euro per la campagna elettorale del 2012 dagli imprenditori Montante, Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù, Carmelo Turco e Totò Navarra, in cambio di appalti.

«Non ho mai fatto favori ad Antonello Montante e a Giuseppe Catanzaro, anzi - ribatte Crocetta - fu il mio governo a bloccare l'operazione di vendita dell'Ast alla Jonica trasporti dove Montante era socio, fu pure condannato a pagare le spese legali. E fui io a fare chiudere per tre mesi la discarica di Siculiana di Catanzaro perché non si adeguava alle prescrizioni durante l'emergenza rifiuti, creandogli un danno per dieci milioni di euro».

L'ex governatore ripercorre i mesi che precedettero la sua candidatura. «È reato fare alleanze politiche con Confindustria? E come la mettiamo allora con i ministri espressione del mondo industriale nei governi a Roma? Quando feci l'accordo politico con la Confindustria della legalità, Linda Vancheri (indagata nell'inchiesta), che lavorava nell'associazione di Caltanissetta da dove era partita la svolta antiracket, entrò in giunta in quota industriali con la delega alle Attività produttive, mentre Mariella Lo Bello (indagata) come rappresentante della Cgil all'Ambiente. Quando Vancheri decise di andarsene, contro la mia volontà perché volevo che seguisse l'Expo sino alla fine, fui io a nominare Lo Bello alle Attività produttive e senza indicazione di Montante. E a nominare Mariagrazia Brandara (anche lei indagata) a capo dell'Irsap fu l'assessore Lo Bello perché guidava il dipartimento di competenza. Persino Claudio Fava - ha aggiunto - dichiarò all'epoca che in Sicilia bisognava fare alleanze con Antonello Montante e Ivan Lo Bello impegnati nella lotta al racket delle estorsioni, battaglia sostenuta anche da ministri e magistrati. E io mi fermo lì, quello che è successo dopo non può essere utilizzato per gettare fango su scelte prese in un determinato periodo storico».

Crocetta sostiene quindi di «essere stato messo in mezzo a una vicenda che non mi riguarda, la verità è che c'è stato uno scontro interno a Confindustria in Sicilia, ma sono fatti che attengono all'associazione non a me». Infine un passaggio sul presunto video compromettente con cui Montante lo avrebbe tenuto sotto scacco in questi anni di governo, video di cui si parlerebbe ma che la squadra mobile di Caltanissetta non ha mai trovato. «Mi dipingono come una porno star, come se fossi Rocco Siffredi. Ma dov'è questo video? La verità è che non esiste, è una bufala come al solito per denigrare la mia omosessualità. E' falso come falsa è stata la notizia dell'intercettazione in cui avrei sentito le frasi contro Lucia Borsellino».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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