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Sgarbi, addio con polemica alla giunta Musumeci
«Costretto ad andarmene, io unico argine ai grillini»

«Il presidente non vede l'ora che me ne vada». Il critico d'arte rimarrà assessore in Sicilia ancora per poco tempo. Ha scelto di fare il deputato a Roma. «Ma sono stato costretto perché non sono gradito, mi hanno cacciato», dice. Per poi annunciare che un mecenate verrà a fine mese per la ricostruzione del tempio G di Selinunte

Roberto Chifari

Ha scelto di fare il deputato alla Camera e non di continuare a ricoprire il ruolo di assessore in Sicilia. Vittorio Sgarbi dice di essere stato «cacciato» e di sentirsi «tradito». «Devo sloggiare per lasciare il posto a qualcuno che sono sicuro sarà siciliano e appartenente a un partito. Non sono io che me ne vado, sono stato di fatto cacciato. Il presidente della Regione mi ha chiamato al telefono dicendo che la situazione era insostenibile, credo forse perché ci sono i Cinque stelle alla porta».

L'assessore ai Beni culturali lascia la giunta Musumeci con un addio polemico. L'occasione per parlare ai giornalisti è stata la mostra Antonello incontra Laurana, inaugurata oggi a palazzo Abatellis di Palermo. «Il presidente Musumeci non vede l’ora che io me ne vada - dice -. Non sarò più assessore ai Beni culturali. Hanno deciso loro che me ne devo andare, non ho scelto io». Sgarbi si è detto profondamente rammaricato per la situazione che si è venuta a creare. «La sgradevolezza nei confronti di un grande professionista quale io sono si manifesta ogni giorno. Io vorrei avere il tempo di finire le cose che ho iniziato. Se me ne fossi andato tre giorni fa, questa mostra sarebbe rimasta orfana, così come quella a palazzo Riso che inaugureremo presto, e così come l'esposizione del ritratto di Donna Franca Florio che è ritornata a Palermo dopo due anni».

Discorso diverso per Gianfranco Micciché. Il presidente dell'Ars fino alla fine ha tentato la strada della mediazione. «Voleva che io rimanessi il più possibile. Da questo punto di vista è stato molto disponile. La realtà è che gli hanno attribuito in un comunicato stampa la data del 27 marzo come quella delle mie dimissioni, perché l'assessore Cordaro, delegato dal presidente Musumeci, doveva stabilire una data per indicare quella che è la posizione della giunta rispetto ad un corpo estraneo quale sono io».

Tra Musumeci e Sgarbi ci sarebbe stato soprattutto un accordo che è venuto a mancare. «Il patto prevedeva le mie dimissioni qualora fossi diventato ministro. Se ci fosse un governo del centrodestra, avrei una possibilità su cinque di fare il ministro. Ma siccome non sono gradito ai grillini, mi sembra difficile. Io sono l'unica opposizione ai grillini. Comunque se le cose fossero rimaste com'erano, sarei rimasto assessore qui. Un esempio? Ho voluto portare al Comune di Palermo non delle cose preconfezionate tipo Manifesta '12 (biennale di arte contemporanea) a cui guardo con sospetto, ma delle iniziative autonome della nostra Regione che sono almeno una trentina».

Intanto Sgarbi ha chiesto una proroga sui tempi di attuazione delle dimissioni. La Camera dei deputati assegna un mese di tempo per scegliere dopo l'insediamento. Questo significa che resterà assessore probabilmente fino a fine aprile o ai primi di maggio. «Non ho parlato con Musumeci e al momento non ho intenzione di parlargli. Vorrei portare a compimento queste cose nella fase istruttoria e rispettare il regolamento della Camera che farebbe slittare le mie dimissioni almeno a inizio maggio, magari l’8 maggio che è il giorno del mio compleanno ed è il giorno in cui mi cacciò la Moratti. Vedete che sono date profetiche».

Del presunto accordo tra Berlusconi e Musumeci ha parlato lo stesso Sgarbi. «Non mi sono inventato io di fare l'assessore, c'era un accordo. Berlusconi ha detto: "Sgarbi va in Sicilia a fare l'assessore e poi lo richiamiamo per fare il ministro", così a quanto pare non è stato possibile». Eppure, in tre mesi di governo lo stesso Sgarbi non si è mai presentato alle riunioni di giunta. Neanche lo scorso weekend sulle Madonie. «Ho letto sui giornali che sarei stato invitato. In realtà, non sono stato invitato al ritiro sui monti. Nessuno mi ha detto nulla».

Infine, Sgarbi ha spiegato come questi tre mesi di lavoro in Sicilia siano stati più che proficui. «Tra Roma e Palermo, io avrei scelto di fare l'assessore in Sicilia perché i progetti da portare avanti qui sono tantissimi. Sono anche assessore ad Urbino, ma non per questo ho lesinato forze per la Sicilia. Voglio fare il mio lavoro, ovvero portare a compimento quello che ho già iniziato da tempo. Oltre l'attività ordinaria, un assessore deve fare l'attività straordinaria: mostre, convegni, aperture al pubblico, incentivare quello che è l'amore per l'arte. Nell'anno in cui Palermo è capitale della Cultura ho fatto una serie di iniziative di sostegno a quelle comunali. Un assessore deve fare questo». Tra i pallini di Sgarbi c'è il mega progetto di valorizzazione del parco archeologico di Selinunte. «Il 27 marzo arriva un mecenate che porterà 39 milioni per Selinunte - annuncia Sgarbi - Questi soldi non li dà a me, ma di sicuro deve trattare con me. Con chi tratterà se me ne vado? Fossi Musumeci aspetterei perché quei soldi sono destinati alla Sicilia». 

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