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Trapani, tifosi aggrediti dagli ultras del Lecce
Irruzione armata sul bus per rubare striscioni

È accaduto sabato sera a Villa San Giovanni, mentre i sostenitori granata, di ritorno da Matera, attendevano di attraversare lo Stretto di Messina. I pugliesi sarebbero saliti sul pullman e avrebbero lanciato un fumogeno, per poi rubare gli striscioni. Sull'episodio indaga il personale della Digos

Pamela Giacomarro

Prima l'aggressione, poi lo sfottò. Immortalati con il loro bottino, le foto dei tifosi del Lecce con in bella mostra i vessilli e gli striscioni rubati ai tifosi del Trapani hanno immediatamente fatto il giro del web. 

La vicenda è avvenuta sabato sera, nei pressi del porto di Villa San Giovanni. I tifosi granata, di ritorno dalla trasferta di Matera, erano a bordo di due pulmini in attesa di imbarcarsi sul traghetto per far ritorno in Sicilia, quando uno di questi è stato preso d'assalto da un gruppo di tifosi pugliesi che, armati di catene, hanno fatto irruzione all'interno del mezzo e, dopo aver lanciato un fumogeno, hanno trafugato alcuni zaini contenenti striscioni e bandiere. Il gruppo si è poi dileguato riuscendo a far perdere le proprie tracce. Rimangono le foto, postate sulla pagina Facebook degli ultrà giallorossi. Del caso si stanno occupando gli agenti della Digos che hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per risalire ai responsabili. 

«Spero che la società Lecce Calcio - scrive in una nota uno dei tifosi - intervenga ufficialmente per far restituire tutto il materiale di proprietà dei supporters granata. Noi tifosi del Trapani - prosegue - mai abbiamo inveito contro i tifosi del Lecce e a Trapani sono stati sempre accolti con la massima ospitalità e lealtà sportiva, ed allora perché? Sportivamente non possiamo che complimentarci per il campionato che stanno conducendo meritatamente, ma questi episodi non hanno nulla a che fare con lo sport, per cui sarebbe opportuno da parte del Lecce stigmatizzare l'episodio accaduto. È una vergogna che per andare a vedere la propria squadra di calcio - conclude la nota - bisogna partire armati. Non è una guerra, ma una partita di calcio».

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