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Milazzo, trovato arsenale nella cameretta di un 19enne
Sequestrati ordigni, fucili, balestre e anche 29mila euro

Antonio Munafò, 19 anni, era andato in commissariato a denunciare due fucili e una pistola. Gli agenti, però, sono rimasti insospettiti dalla giovane età e quindi sono andati a casa del giovane per fare un controllo. Lì è avvenuta l'incredibile scoperta. Al momento si esclude l'ipotesi che stesse conservando le armi per conto terzi

Simona Arena

Un vero e proprio arsenale è stato trovato dalla polizia a casa di un 19enne di Milazzo. C’era di tutto. Ben 130 chili di sostanza esplosiva mista a reagenti corrosivi, micce, artifici pirotecnici e razzi. E poi ancora numerosi ordigni di grosse dimensioni di fattura artigianale e tra questi uno addirittura di sei chili. Due i fucili, uno a pompa e uno semiautomatico, una pistola non denunciata, due carabine di cui una ad aria compressa, un machete, un’ascia, svariati coltelli e due balestre.

Quando gli agenti del commissariato di Milazzo guidati dal dirigente Simone Scalzo sono entrati a casa di Antonio Munafò non potevano credere ai loro occhi. Il ragazzo ieri mattina si è recato al commissariato di Milazzo, munito di porto d’armi ad uso sportivo, per denunciare l’acquisto di due fucili di cui uno a pompa. E ha anche detto ai poliziotti di possedere un'altra arma, più precisamente una pistola, acquistata molti mesi prima, che però non aveva mai dichiarato. Agli agenti non è sfuggita la particolarità della situazione in cui si erano imbattuti. Tanto la mancata denuncia quanto la tipologia delle armi e la giovane età dell’uomo hanno indotto i poliziotti milazzesi a fare ulteriori controlli ed accertamenti. E alla fine sono andati anche a casa del ragazzo nel rione San Paino, dove abita con i genitori. 

Nella camera da letto è stato trovato un quantitativo di materiale esplosivo - nascosto in cassetti e armadi - talmente elevato da rendere necessario l’intervento degli artificieri. Per Munafò è scattato l’arresto. Sequestrati anche oltre 29mila euro in contanti, due cellulari, diverse ricevute di corrieri e ditte di produzione di materiale pirotecnico, e un computer. Grazie al pc Munafò avrebbe avuto le informazioni relative alla costruzione di congegni esplosivi e al procacciamento sul territorio di quanto necessario alla loro realizzazione. 

Le indagini della polizia adesso proseguono per capire come e perché un incensurato si dedicasse a quest’attività. Nulla al momento lascia pensare che potesse custodirle per conto di qualcun altro. Elementi utili arriveranno dall’esame del pc e dei telefoni cellulari.

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