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Regionali, gli appelli agli elettori dei propri avversari
Tra richiami al voto utile, tatticismi e presunte insidie

Accantonate, almeno in apparenza, le dispute interne alle coalizioni, nell'ultima settimana sono stati in molti a rivolgersi ai siciliani chiedendo loro di essere votati, ancor prima che per la bontà del proprio programma, per evitare di fare vincere un altro. Ma prevedere gli effetti del voto disgiunto non è così semplice

Simone Olivelli

Foto di: Davidaola su Flickr

Foto di: Davidaola su Flickr

Tra voto utilemale minore. La campagna elettorale per le Regionali entra nel vivo portandosi dietro le contraddizioni che hanno caratterizzato fin qui il percorso di avvicinamento al 5 novembre. Messi da parte, almeno per il momento, i contrasti interni alle coalizioni - dalla questione impresentabili di Musumeci ai conflitti nelle liste a sostegno di Micari, passando per i mugugni più sotterranei dentro il M5s e la sinistra attorno alle figure di Cancelleri e Fava - gli ultimi giorni hanno registrato un'impennata degli appelli a quelli che, almeno sulla carta, si considera elettori altrui. Perché in un'era in cui l'aritmetica e la volubilità degli accordi hanno preso il sopravvento sulle ideologie, diventa difficile anche ragionare sul senso di appartenenza di chi le preferenze è chiamato a esprimerle. A eccezione, chiaramente, degli astensionisti che - stando ai sondaggi - saranno destinati a vincere anche questa volta. 

A rompere gli indugi è stato qualche giorno fa il sottosegretario alla Salute Davide Faraone. Importante influencer nella definizione dei nomi da inserire nelle liste del centrosinistra e per molti parte in causa nel fallimento di Arcipelago SiciliaMessinaSiracusa, Faraone ha cercato di attirare voti verso Micari, rivolgendosi a quegli elettori di sinistra che potrebbero essere interessati al progetto di Fava e della sua lista Cento passi per la Sicilia. «Chi vota Fava aiuta Musumeci, impresentabili e postfascisti. Chi vota Micari, porta al governo Franco La Torre, figlio di Pio», ha detto il il braccio destro di Renzi nell'Isola. E quella che in un primo momento era sembrata un'uscita sfortunata - Faraone ha sorvolato sul fatto che Fava sia figlio di un giornalista ucciso da Cosa nostra - poco dopo è stata rilanciata come slogan sui social.

Tra chi ha buttato l'esca verso il bacino elettorale degli avversari ci sono anche gli stessi pretendenti a Palazzo d'Orleans. Musumeci, per esempio, ci ha provato con quelli di centrosinistra, se non proprio mettendo da parte i propri trascorsi nell'estrema destra, richiamando l'essere stato super partes quando c'era da rappresentare tutti. Obiettivo dichiarato del leader di Diventerà bellissima: isolare il Movimento 5 stelle. «Se vogliamo evitare altri cinque anni di sciagura grillina - ha detto - credo che gli elettori del centrosinistra non hanno che da sostenere la mia candidatura perché io sono per loro una garanzia: l'ho dimostrato quando ero presidente della Provincia di Catania, non ho mai guardato alle appartenenze e ho sempre avuto grande rispetto per i ruoli istituzionali». 

A rispondergli sono stati sia Micari - con l'ex rettore che, facendo riferimento agli alleati di Musumeci, ha rimarcato la potenziale continuità con i governi Cuffaro e Lombardo - che lo stesso Cancelleri. Con un post su Facebook, il candidato pentastellato ha messo in guardia gli estimatori dell'ex presidente della commissione regionale antimafia. «Se voti Musumeci vince Miccichè. Aiutatemi a farlo sapere a tutti i siciliani», ha scritto. Sostenendo inoltre che il processo di erosione del consenso del suo principale avversario sarebbe già in corso: «Musumeci sta perdendo buona parte dei suoi elettori perché soprattutto non sopportano il fatto che dietro di lui si nasconda Miccichè, che è il vero candidato presidente. Con il disperato appello al centrosinistra - ha aggiunto - perlomeno ci regala una risata e di questo gli va dato atto».

Chi finora ha preferito percorrere un'altra strada sembra essere Fava, che dal canto suo continua a puntare sul voto libero nella convinzione che la crescita del proprio consenso sia strettamente legata a una presa di distanza dal clientelismo. «Lo abbiamo detto più volte - commenta chi in questi giorni segue Fava da vicino -. Ciò che conta è che la gente vada a votare pensando di potere esprimere liberamente la propria preferenza, senza sentirsi pressata dalle richieste e dalle aspettative dei politici locali». Al contempo, dalle parti della sinistra la sensazione è che siano in più di uno i siciliani che pensano di spostare la propria preferenza su Cento passi per la Sicilia. «Se diversi sondaggi ci danno a doppia cifra - continua - vuole dire che da qualche parte i voti arrivano, specialmente perché il dato sull'astensionismo rimane fisso».

Ma quanto potrà pesare il voto disgiunto alle Regionali? Prevederlo è molto difficile. Il confronto con il 2012 va preso con le pinze per la diversità tra i due scenari, ma soprattutto perché i voti espressi ai candidati presidente furono oltre 109mila in più rispetto a quelli per i listini provinciali. Tra coloro che beneficiarono ci fu senz'altro Cancelleri che ottenne il 18,18 per cento. Ovvero 3,29 punti in più rispetto alla lista del M5s. Tale risultato va letto tenendo conto che quello del 2012 era il debutto assoluto del partito di Grillo in Sicilia e del possibile effetto del voto di protesta, con la lista finita in secondo piano pur risultando la più votata. 

A partecipare a quella elezione fu anche Musumeci. Pure per lui il voto disgiunto significò un vantaggio, con un guadagno di oltre 49mila voti in più (+ 1,1%) rispetto alle liste che lo sostenevano. Ancora più sottile il consenso personale del vincente: Rosario Crocetta - quest'anno rimasto fuori in extremis e non senza polemiche - prese 33.526 preferenze in più rispetto alla coalizione di centrosinistra. Una cifra che però gli garantì una crescita di appena lo 0,015 per cento. A conti fatti l'unico a rimetterci fu proprio quel Gianfranco Miccichè che oggi, per Cancelleri, è il vero timoniere del progetto di centrodestra. Cinque anni fa oltre 70mila elettori votarono le liste a suo sostegno ma non lui

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