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Condannato per abuso d'ufficio candidato Noi con Salvini
Resta in lista con Musumeci. Micari: «Dovrebbe espellerlo»

Il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha stabilito in un anno e quattro mesi la pena per l'ex sindaco di Milazzo, Carmelo Pino, considerato responsabile di avere fatto pressioni per favorire l'assunzione di un dirigente. L'affondo del candidato di centrosinistra al leader di Diventerà bellissima. «Estragga cartellini rossi»

Redazione

Interdetto per un anno dai pubblici uffici, eppure eleggibile grazie alla sospensione della pena. Accade nel Messinese, dove Carmelo Pino, candidato nella lista Fratelli d'Italia-Noi con Salvini, è stato condannato ieri a un anno e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto per il reato di abuso d'ufficio. Insieme a lui condannati anche il fratello Franco Pino, a otto mesi, e l'ex dirigente del Comune di Milazzo Santi Romagnolo.

Il processo è nato in seguito alle indagini sulle pressioni che Pino - all'epoca dei fatti sindaco della città mamertina - avrebbe fatto insieme al fratello per favorire l'assunzione di Romagnolo a discapito di Giuseppe Bonarrigo. Per il quale il Tribunale ha previsto un risarcimento di diecimila euro. Assolti con formula piena, invece, gli altri imputati Giovanni Matasso e Lucio Catania.

La sospensione della pena per i condannati lascia quindi campo aperto alla candidatura di Pino, nella lista a sostegno di Nello Musumeci. Per il leader di Diventerà bellissima si palesa così un nuovo caso impresentabili. Dopo la questione legata al consigliere comunale di Catania, Riccardo Pellegrino, candidato da Forza Italia dopo che Musumeci aveva espressamente richiesto che le liste fossero pulite; adesso per il politico di Militello in Val di Catania si presenta una nuova patata bollente. 

Dal canto loro, gli avversari di Musumeci non hanno esitato ad attaccare il candidato di centrodestra. Il primo è stato Fabrizio Micari: «Si passa dagli impresentabili ai condannati. Non c’è male - si legge in un post pubblicato su Facebook -. Forse Musumeci, invece di appellarsi al buonsenso degli alleati, dovrebbe cominciare a estrarre diversi cartellini rossi. Ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o meglio, c’è di mezzo la doppia morale di chi grida "Roma ladrona" e in Sicilia fa finta di non vedere, di non sentire. Di chi, da un lato grida "Onestà" a fasi alterne - e il riferimento di Micari in questo caso va al Movimento 5 stelle - e dall'altro di chi, come Musumeci, sta muto facendo dell’omertà, ormai l’hashtag ufficiale della sua corsa a presidente».

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