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Pagana, da Maradona dell’Etna a profeta in patria
«Col mio Troina in D vogliamo crescere e stupire»

In passato ha scritto pagine importanti da calciatore soprattutto a Paternò. Adesso allena la squadra della sua città, formazione giovane ma con tanta voglia di fare bene: «Ce la giocheremo alla pari con tutti senza guardare la classifica. Di obiettivi parleremo soltanto dopo il giro di boa. I miei ragazzi? Per loro sono un fratello maggiore» 

Luca Di Noto

Foto di: allenaremania.com

Foto di: allenaremania.com

Forse qualcuno lo ricorderà così: statura bassa, numero dieci sulle spalle, estro e fantasia da vendere e i tifosi pronti a osannarlo per le sue giocate. In poche parole, Giuseppe Pagana. Da giocatore, l’ex centrocampista offensivo classe ‘77 ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia di alcune squadre come Atletico Catania, Paternò e Acireale: «Togliendo la serie A ho fatto praticamente tutte le categorie - tiene a precisare a MeridioNews Pagana, che ha giocato anche in serie B con la maglia del Bari -. Ho avuto un passato importante che mi aiuta anche in questi primi anni da allenatore. Ho avuto la fortuna di essere un giocatore importante e la sfortuna di giocare in squadre che lottavano per non retrocedere». 

Il passato in squadre del comprensorio etneo gli è valso inoltre il soprannome di Maradona dell’Etna, accostamento non da poco per un giocatore: «Forse è dovuto alla statura che è simile a quella di Maradona e poi per il mio modo di giocare - continua -. Ero uno di quelli che non mollava mai, un trascinatore, uno di quelli che nei momenti di difficoltà cercava soluzioni individuali e giocavo anche con una gamba rotta. Ero leader in campo e ho fatto delle ottime giocate, come qualche gol da centrocampo. Questa cosa piaceva a tutti, soprattutto ai giornalisti che mi hanno affibbiato questo soprannome».

Adesso Pagana è passato dall'altra parte della barricata: da calciatore ad allenatore spesso il passo sembra breve, ma lui per di più si è preso la briga di guidare la squadra della sua città, il Troina, riuscendo in una scalata dalla Promozione alla serie D, dove attualmente si trova secondo in classifica con sei punti in tre partite: «L’emozione e la gioia sono tante perché stanno arrivando risultati inimmaginabili fino a qualche tempo fa per la nostra comunità - spiega -. Nel frattempo ho tanta voglia di fare: siamo una piccola realtà, essere profeti in patria non è facile anche perché a volte ci sono piccoli pregiudizi personali e si vive di simpatie e antipatie. Delle difficoltà però mi nutro per poter dare quel qualcosa in più». La serie D raggiunta l’anno scorso è soltanto la ciliegina sulla torta per una società giovane: «La società è non solo neopromossa, ma anche giovanissima, perché questo è il quarto anno con lo stesso presidente che è arrivato rilevando una società quasi fallita in Promozione. Da allora abbiamo fatto passi da gigante. Ritrovarci in serie D e poter dire la nostra già ci rende orgogliosi». Nonostante il suo ruolo, comunque, il tecnico vive la sua quotidianità in modo spontaneo e naturale: «Vivo la mia vita con molta semplicità, ho i miei amici e in città non sono l’allenatore, ma un semplice cittadino che frequenta le persone che conosce».

Mister Pagana non vuole parlare di obiettivi almeno al momento: «L’unica cosa che ci siamo prefissati è di giocarcela alla pari con tutti e di guardare di partita in partita». Nonostante la gioventù diffusa in rosa, Pagana vive la squadra in maniera completa: «Io nel calcio ho gli stessi rapporti che ho nel quotidiano, di continuo confronto e condivisione. Gioco con i miei ragazzi, loro hanno stima e mi vedono un po’ come un fratello maggiore». Il mister può anche contare sul 37enne Agatino Chiavaro, difensore esperto arrivato quest’anno: «Mi dà una mano perché è un ragazzo che ha lavorato tanto in passato con allenatori importanti. Oltre a essere un esempio è anche un aiuto per me», conclude Pagana.

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