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«I miei nipoti uccisi in Egitto per rubargli gli organi»
Business sui migranti, timore per minori scomparsi

Semira vive in Sicilia e racconta come i due piccoli, insieme a una donna, siano stati squartati e lasciati nel deserto prima di imbarcarsi. Orrore documentato da alcune foto. «I mercati finali sono Usa, Israele e Golfo persico. Abbiamo denunciato in tutte le sedi, ma non mi sembra si sia fatto abbastanza», spiega don Zerai. ATTENZIONE: L'ARTICOLO CONTIENE IMMAGINI CHE POSSONO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA'

Salvo Catalano

«Io gliel'avevo detto di non partire insieme ai bambini, di lasciarli dai suoi genitori, ma per lei era troppo grande il desiderio di venire in Italia insieme ai suoi figli». Mentre parla, Semira, nome di fantasia, scorre sul suo smartphone le foto dei suoi nipoti. Uccisi in Egitto - insieme a un'altra donna - prima di imbarcarsi per la Sicilia, squartati da trafficanti senza umanità, derubati degli organi, ricuciti alla buona e lasciati su una spiaggia del Paese nordafricano. «Vivevano in Kenia, il più piccolo aveva due mesi, il più grande un anno e mezzo, la stessa età di mia figlia - racconta Semira, giovane somala che vive in Sicilia da due anni -. Con loro c'era anche un terzo bambino di sei anni, che è riuscito a mettersi in salvo con la mamma». Sono stati altri migranti, compagni di viaggio dei fratellini dilaniati, a fotografare i corpi e a inviare le immagini al papà, cugino di Semira. «Tramite l'ambasciata keniana in Egitto è riuscito a far rientrare le salme - continua la donna -. Prima però, in ospedale, hanno accertato che gli avevano tolto gli organi».

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