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Randagi, Mamma Chiara risponde alle accuse
Notaristefano: «Illazioni, cani viaggiano bene»

L'associazione, che a Scicli rappresenta lo snodo principale per le partenze degli animali da adottare, da tempo è sotto accusa per i presunti maltrattamenti che subirebbero gli esemplari durante i viaggi verso il Nord Italia. La legale rappresentante della onlus risponde alle domande di MeridioNews

Carmelo La Rocca

La gestione dei cani randagi Scicli, nel Ragusano, finisce ancora una volta nell'occhio del ciclone. Dopo i tragici fatti in contrada Pisciotto (Sampieri) del 2009 quando il piccolo Giuseppe Brafa venne attaccato e ucciso da un branco di cani che poi, a distanza di pochi giorni, ridusse quasi in fin di vita una turista tedesca, il fenomeno del randagismo continua a rappresentare un problema per la comunità. A sollevare la questione, in queste ultime settimane, è stata la veterinaria Concetta Pellegrino che ha presentato un esposto in Prefettura per denunciare la risposta inefficiente delle istituzioni riguardo la gestione del fenomeno e le presunte anomalie sul trasferimento dei cani randagi mandati in adozione nel Nord Italia.

L'esposto tira in ballo l'associazione Mamma Chiara Animal, che opera a Scicli da circa due anni, la cui rappresentante è già nota, in negativo, ad associazioni animaliste e inquirenti. Stiamo parlando di Chiara Notaristefano accusata di lucrare e speculare sugli animali, incurante dello stato di salute degli stessi. Fatto questo che l'ha portata a collezionare una serie di denunce da parte di associazioni animaliste e non, soprattutto in riferimento al trasporto di cani oltre i confini della Sicilia. Secondo le accuse le destinazioni degli animali non sono chiare e in questo passaggio si nasconderebbe un giro di speculazione e maltrattamento degli animali. La Notaristefano finì su tutti i giornali quando, era il 24 luglio del 2015, il suo furgone venne fermato dalla Guardia di Finanza a Sesto Fiorentino con 50 cani stipati all'interno e venne denunciata per il maltrattamento di animali sottoposti a fatiche e sevizie inutili.

La donna da circa due anni risiede a Scicli dove, con ordinanza del Comune n 168 del 14 agosto 2014, ha avuto l'affidamento dei cani randagi ritrovati nel territorio comunale. Troppe domande e molte ombre attorno alla figura della legale rappresentante di Mamma Chiara Animal che spesso ha preferito sempre schivare i giornalisti, anche se stavolta MeridioNews è riuscita a intercettarla chiedendole risposte esaustive in merito alle accuse che le vengono rivolte. «Riguardo agli articoli contro la mia persona - sostiene - chi li ha redatti in realtà nemmeno mi conosce e di questo se ne stanno occupando gli avvocati perché ritengo sia diffamazione allo stato puro». 

L'associazione percepisce dal Comune di Scicli un contributo di 350 euro per tutta la vita del cane. Secondo alcuni è impossibile assicurare un livello idoneo di mantenimento dell'animale che, dopo un po' di tempo, visto i costi, potrebbe essere abbandonato. Secondo la Notaristefano, questo invece è uno sprono per ricercare velocemente gli adottanti. Per quanto riguarda le anomalie dei trasferimenti dei cani, avvengono rigorosamente al Nord in quanto ritiene ci sia «una sensibilità diversa». 

La donna afferma poi che in genere trasferisce i suoi cani, ma dà il servizio anche ai privati, servizio che le consente di finanziare l'associazione visto che, a seguito della cattiva pubblicità, non arrivano più donazioni. «In genere trasportiamo tra 50 e 70 cani - spiega -. A chi ci accusa di utilizzare metodi poco ortodossi dico che saranno gli organi competenti a valutare. A oggi non ho mai avuto verbali negativi, tranne il caso di Sesto Fiorentino dove è vero che c'erano 50 cani, ma il mio furgone ha aria condizionata, ci sono delle finestre sul tetto ed è omologato con 28 gabbie». Dotazione che per la responsabile di Mamma Chiara Animal garantirebbe condizioni dignitose agli animali. «Ventotto gabbie non sono poche considerato che i cani non erano tutti adulti e la legge dice che i cuccioli possono condividere la gabbia icon altri due esemplari. In quella occasione, poi, il furgone mi venne restituito subito e i cani completarono il viaggio a Bologna, che era la meta prefissata».

Altro tasto dolente è il trasporto degli animali all'estero, specie in Francia dove, se non vengono adottati, possono essere soppressi. «Mi si accusa di portare cani all'estero ovunque - commenta Notaristefano -. Io trasporto cani in Italia, ho fatto un viaggio in Francia su commissione di una associazione locale e, sinceramente, ho avuto una buona impressione perché ad aspettarmi c'erano direttamente gli adottanti. Il viaggio ovviamente è stato molto lungo, ma il furgone ha un permesso che consente di fare questo tipo di viaggi e posso assicurare - conclude - che durante il tragitto i cani mangiano, bevono e vengono fatti scendere».

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