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Muos, in sette a processo per reati ambientali
La Procura cita anche un cittadino americano

Il procuratore capo di Caltagirone ha chiuso le indagini preliminari sui lavori di costruzione dell'impianto satellitare statunitense. Tra gli imputati ci sono un dirigente della Regione e i legali rappresentanti delle ditte che hanno vinto l'appalto e di quelle subappaltatrici

Salvo Catalano

Foto di: Fabio D'Alessandro

Foto di: Fabio D'Alessandro

I lavori del Muos sono stati realizzati senza la necessaria autorizzazione in un'area di inedificabilità assoluta e in violazione del decreto che ha istituito la riserva Sughereta di Niscemi. Per questi motivi la Procura di Caltagirone, che ha chiuso le indagini preliminari, cita in giudizio sette persone, tra cui il dirigente della Regione Giovanni Arnone, cioè colui che ha messo la firma sulle due autorizzazioni del giugno del 2011 che hanno dato il via alla realizzazione dell'impianto satellitare statunitense. Tra gli imputati ci sono anche i rappresentanti legali delle ditte a cui sono stati affidati i lavori e quelle a cui sono stati subappaltati. 

La Procura cita anche un cittadino americano, Gelsinger Mark Andrew, che ha assegnato i lavori di costruzione del Muos alla società Gemmo Impianti il 26 aprile del 2007. Nei suoi confronti, precisa il procuratore capo Giuseppe Verzera, «procederà l'autorità statunitense». Per gli altri sette scatta la citazione diretta in giudizio. Si tratta di un rito speciale, possibile in presenza di violazioni ambientali ed edilizie e che bypassa l'udienza preliminare, andando immediatamente a processo davanti a un giudice monocratico. 

Oltre ad Arnone, dirigente generale dell'assessorato Territorio e Ambiente, tra gli imputati ci sono Mauro Gemmo, presidente del consiglio di amministrazione della Gemmo Impianti; Adriana Parisi, titolare della società Lageco che, insieme alla Gemmo ha costituito un'Associazione temporanea d'imprese chiamata Team Muos Niscemi che si è aggiudicata l'appalto; Giuseppe Leonardi, direttore dei lavori; e poi i legali rappresentanti delle ditte subappaltatrici: Concetta Valenti, della Calcestruzzi Piazza; Carmelo Puglisi, della P.B. Costruzioni; Maria Rita Condorelli, della C.R. Impianti. La Calcestruzzi Piazza è finita in alcune indagini antimafia della Procura di Caltanissetta che ipotizza una vicinanza tra il fondatore Vincenzo Piazza a lo storico boss di Niscemi, Vincenzo Giugno. 

Era stato sempre il procuratore Verzera a disporre il sequestro del Muos, confermato poi anche dalla Cassazione. Nel frattempo va avanti anche il procedimento amministrativo. Dopo che il Tar di Palermo ha dichiarato abusivi i lavori di realizzazione delle parabole, in appello il Consiglio di giustizia amministrativa ha ribaltato in parte quella sentenza, ordinando nuove misurazioni, da svolgere accendendo alla massima potenza le tre parabole e le 46 antenne che si trovano nella base Usa di Niscemi. Verifiche che sono in corso proprio in questi giorni e su cui gli attivisti No Muos hanno sollevato diverse critiche. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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