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Migranti respinti: no al rimpatrio, lasciati in strada
«Istituzioni creano il danno, società civile lo ripara»

Catania, Pozzallo, Siracusa, Lampedusa: sono un centinaio i respingimenti. Chi li subisce non torna nel proprio Paese. Ma resta in un limbo dove trova l'aiuto di cittadini, associazioni e parrocchie. «L'Italia vuole dimostrare di obbedire alle direttive Ue. La contropartita sono le quote di ridistribuzione», spiega una legale

Salvo Catalano

Foto di Rob

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A Catania 32, a Pozzallo 26, a Siracusa 37, altre decine a Lampedusa. I conti dei migranti respinti nelle ultime settimane non tornano più. Numeri anomali, improvvisamente alti, frutto di decisioni immediate, prese da diverse Questure siciliane. Anche quelle che, secondo le associazioni del settore, non avevano mai adottato prima simili provvedimenti. È il caso del capoluogo etneo, ad esempio. Respingimenti che non significano affatto rispedire i migranti nei loro Paesi di origine, ma piuttosto metterli sulla strada, con un foglio di via che solo in linea teorica impone loro di lasciare l'Italia entro sette giorni. Nei fatti quel documento taglia queste persone dai circuiti dell'accoglienza e genera nuova irregolarità. 

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